Verbale falso, 3 Cc condannati

DUEVILLE. Il caso delle indagini antidroga con l´utilizzo degli infiltrati che non erano stati autorizzati dal magistrato

Due militari assolti. Altri sei colleghi sono stati rinviati a giudizio. Inflitti fino a 7 mesi (sospesi) per il falso ideologico

Non per il concorso nello spaccio di droga, ma per i verbali falsificati. Ma tre carabinieri della stazione di Dueville ieri mattina sono stati condannati in tribunale, al termine di un´udienza preliminare tesa, che ha fatto seguito ad un´inchiesta scottante. Era quella che aveva visto 12 militari della stessa caserma indagati (la posizione di uno è stata archiviata), per reati gravi, e per 5 di loro scattare, dopo un lungo braccio di ferro fra procura e tribunale, il divieto di dimora a Dueville. Passa, quindi, la linea del pubblico ministero Luigi Salvadori, che ha ottenuto anche il rinvio a giudizio di altri sei carabinieri, quelli con le accuse più pesanti.

SENTENZA. Il giudice Dario Morsiani ha inflitto 7 mesi e 10 giorni di reclusione al carabiniere scelto Giuseppe Minotti, 31 anni, di Ascoli, e 5 mesi e 10 giorni per i carabinieri Fabrizio Belmonte, 31 anni, di Apice, e Giampiero Di Risio, 35, di Dueville. Per tutti la pena è stata sospesa. Sono stati ritenuti responsabili di aver sottoscritti due verbali falsi in caserma: nel primo, attestando la presenza di un pubblico ufficiale, che non c´era, nel secondo dichiarando di aver compiuto una perquisizione per cercare armi, mentre l´obiettivo era la droga. I difensori, gli avv. Cesare Dal Maso e Michela Betto, annunciano ricorso in Appello: «Non hanno commesso reati». Prosciolti, per non aver commesso il fatto, i carabinieri scelti Roberto Tesse, 35 anni, di Dueville, e Umberto Restivo, 35, sempre di Dueville: erano accusati di concorso in spaccio e di falso. Il pm aveva chiesto per tutti e cinque - trasferiti, con i colleghi, altrove - la condanna a pene più severe, e senza condizionale; ma è prevalsa in parte anche la linea difensiva.
INDAGINI ILLEGALI. La responsabilità dei militari sarebbe stata quella di avere usato i confidenti in maniera illecita per far arrestare gli spacciatori. Sono tre le indagini antidroga condotte nel 2011 che sarebbero state portate avanti con metodo illegale. E se i carabinieri scelti protestavano il fatto che loro seguivano le indicazioni dei superiori, questi ultimi sottolineano di aver rispettato la legge.
A GIUDIZIO. Il giudice ha rinviato a giudizio, al 14 novembre, i marescialli Giuliano Forlano, 45 anni, di Dueville, all´epoca comandante della stazione, Francesco Franzese di Dueville e Paolo Speciale di Caldogno, entrambi di 43, l´appuntato scelto Vincenzo Abram di 42, di Villaverla, e i militari scelti Angelo Landolfa, 28 anni, di Dueville, e Antonio Laricchia di 29 anni, di Caldogno. Sono accusati di concussione, concorso in spaccio, peculato, falso e sostituzione di persona, per aver acquistato una sim-card col documento di un altro. La sim, intercettata dalla Finanza, diede il via alle indagini del pm, che le ha portate avanti con determinazione. A giudizio anche Abdelilah Aouinati, 21, di Monticello, via Diaz (avv. Gianluca Alifuoco).
DIFESA. I difensori, gli avv. Andrea Balbo, Francesco Rucco, Gaetano Franzese e Marta Rossi, hanno spiegato che l´obiettivo dei militari era la lotta allo spaccio senza violare la legge. «Il loro fine era l´arresto degli spacciatori, nessun tornaconto personale, solo la salvaguardia della collettività», hanno tuonato. Se ne riparlerà in aula.

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