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«Una piazza per il parroco patriota»

DUEVILLE. L'ha richiesta al sindaco lo storico Giovanni Brutto al termine della serata in cui ha ricordato le gesta di don Giovanni Pascoli
La sua canonica di Povolaro durante la Resistenza divenne un ricovero sicuro per partigiani e fuggitivi Ospitò clandestinamente anche Giacomo Chilesotti

Una canonica ricovero per partigiani e fuggitivi, un parroco patriota impegnato a supportare la Resistenza Vicentina nella lotta al nazifascismo. Con la serata nel villino Rossi "Per non dimenticare don Luigi Pascoli", dedicata al ricordo del sacerdote della parrocchia di Povolaro dal 1941 al 1974, lo storico di Bolzano Vicentino Giovanni Brutto ha ricordato le gesta del prete, nipote del poeta Giovanni Pascoli.«Trasformò l'antica canonica di Povolaro in quel rifugio ospitale dove trovarono accoglienza i conquistatori della libertà - ha spiegato Brutto -. Divenne anche un sicuro luogo d'incontro per i collegamenti delle forze della Resistenza dell'Alto Vicentino». Come riportato dallo storico, tra il giugno del 1944 e l'aprile successivo, la "casa" di don Luigi Pascoli fu centro di collegamento per le formazioni partigiane vicentine e padovane. «Il 22 febbraio del 1945 nella canonica nacque la divisione partigiana "Monte Ortigara", di cui don Luigi Pascoli fu eletto cappellano, e di cui venne designato comandante Giacomo Chilesotti, considerato "il più temuto partigiano del Veneto", poi ospitato clandestinamente da don Pascoli tra il gennaio e l'aprile del 1945», ha ricordato Brutto.don giovanni pascoli«Giacomo Prandina, altro maggiore organizzatore ed esponente della Resistenza Vicentina, smascherato a Vicenza dai nazifascisti, corse da don Pascoli chiedendogli ospitalità per sé e per alcuni amici nella tranquilla e insospettabile canonica. Don Luigi rispose loro in dialetto: "Vegnì qua benedetti, la canonica xè vostra". Un episodio che spiega la scelta di impiegare la struttura come luogo di comando». Brutto, impegnato dal 1977 a raccogliere informazioni sulla vita del sacerdote, ha descritto la produzione di torce avviata nella residenza del parroco nell'inverno tra il 1944 e il 1945. «Venivano realizzate con le pagine dei giornali arrotolate, spennellate con la cera liquida e poi distribuite ai partigiani nascosti nelle campagne e nei boschi dell'altopiano che le usavano come segnali luminosi», ha evidenziato. «Durante la Resistenza, ciò che più colpisce del sacerdote fu il suo indomito coraggio nell'aver saputo più volte affrontare situazioni di sangue e per non essersi sottratto all'incontro diretto con i comandanti nazifascisti per arginare, se non arrestare, rappresaglie che venivano gratuitamente inferte alla popolazione. È il caso della contrada Borga di Recoaro, luogo in cui il pomeriggio di domenica 11 giugno 1944, si consumò l'immane accanimento nazifascista con l'uccisione di 17 uomini. Da Povolaro, don Pascoli accorse per recuperare e ricomporre le vittime dilaniate e per porne in salvo i congiunti». Un episodio ricordato anche dalla staffetta partigiana della Brigata "Mazzini" Lina Tridenti nel volume "Gli altri erano camerati, noi ci sentivamo fratelli...".relatori «Don Luigi Pascoli, lassù in quei giorni, - scrive - si nominò delegato vescovile, affrontò le autorità italiane in difesa del diritto umano alla vita, dopo aver obbligato gli assassini tedeschi a condurre in luogo di rifugio donne e bambini con le loro masserizie. A tarda sera, sotto la pioggia, don Luigi con alcuni volenterosi fu sui tetti delle case in fiamme a salvare il salvabile. In una casa non finita nelle fiamme egli compose le salme di 17 uccisi, che il giorno seguente ebbero dal vescovo solenni funerali, contro la volontà delle autorità nazi-fasciste». «Di don Luigi Pascoli, che come riportato nella pubblicazione "Povolaro - 1968" fu insignito della croce di guerra al valore militare, della onorificenza di cavaliere al merito della Repubblica e della medaglia d'oro dei benemeriti del Comune di Dueville per la Resistenza nel 1967, stupisce la perspicace prontezza profusa nell'aver tessuto una ragnatela di contatti che superavano i confini della Provincia», ha concluso Brutto. In chiusura lo storico ha avanzato la proposta al sindaco Giusy Armiletti di intitolare la piazza tra chiesa, patronato e canonica al parroco patriota.

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