Un sindacato attento ai segnali del tempo

Lettere al giornale

Sono scritto al sindacato fin dalla fase della sua costituzione: 1948, quando ci presentavamo come "libero sindacato". Nome che è rimasto impresso nella mia mente tanto che ancora oggi mi viene spontaneo rispondere alle chiamate con: «Pronto, Cisl liberi sindacati». Nei miei interventi, quale che fosse il ruolo e la categoria che rappresentavo in quel momento, ho sempre richiamato e sottolineato questo aspetto. Si, perché sono sempre stato convinto che il lavoratore è e resta cittadino e come tale non è con il contratto che risolve tutti i suoi problemi e quelli della famiglia. Quando cioè si deve confrontare con i servizi del sociale: pensiamo al costo dell'asilo nido o della sanità; quando deve misurarsi con la imposizione fiscale; quando viene a mancare la programmazione territoriale; quando viene a mancare il lavoro e servono gli ammortizzatori sociali, li entra in gioco il ruolo della Confederazione. Qualche mese fa sono stato invitato per il cambio di segretario e segreteria della Ust-Cisl di Vicenza. Confesso la mia gioia: ho fatto un bagno di vitalità, ho sentito fare analisi e parlare di problemi e di iniziative. Ma non mancano i problemi. Ci sarà pure una ragione se non siamo neanche percepiti come protagonisti.Mi piacerebbe quindi che nelle assise congressuali ci si confrontasse, come ha fatto Papa Francesco nel discorso alla Curia Romana, tutto incentrato sulla riforma che «non è fine a se stessa ma un processo di crescita e di conversione». Ecco, auspico un sindacato con-forme agli impegni presi ricordando quello che ieri e ieri l'altro avevamo deciso nelle mozioni e negli ordini del giorno congressuali, come ha fatto Papa Francesco con precise citazioni. Sono convinto che un problema non risolto non cessa di essere problema; un obbiettivo non realizzato non cessa di essere obbiettivo se lo avevamo messo come conquista da ottenere.Auspico un sindacato attento ai segni del nostro tempo. Che, in parte, sono fatti di silenzio, apatia, sfiducia, delusione, o non apprezzamento, come nel caso del recente rinnovo del contratto dei pubblici dipendenti. Non so come sia stato vissuto dentro le categorie, so che io mi sono sentito rispondere: «Sì, bello ma dopo sette anni di blocco». Se poi fossimo anche in grado davvero di "riformare - conformare- trasformare" la nostra Cisl, non attraverso il lifting, ma con uomini rinnovati, saremo finalmente e di nuovo protagonisti.

Giuseppe Meridio

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