Un Carmenère tutto tedesco sulle colline di Zovencedo

IL VINO. L´azienda “Del Rebene” si rifà all´antico nome della zona

Da bottiglie destinate agli amici adesso si punta a quota 15 mila

Colli Berici, anni Ottanta. Girovagando qua e là, due studenti universitari scoprono un vecchio borgo del Seicento, abbandonato dagli anni Cinquanta. L´energia elettrica in quell´angolo sperduto di Zovencedo non è mai arrivata. Così, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le famiglie che vi abitano emigrano in Francia. Posto isolato, vista a 360 gradi sulle colline circostanti e sulla valle del Gazzo. Nome: «Le spelonche». E se il nome significa qualcosa, deve essere stato messo proprio male. Ma è suggestivo quanto basta per incendiare la fantasia di uno dei due studenti, Francesco Castegnaro: una carriera di avvocato davanti a sé, una grande passione per la natura dentro di sé. Castegnaro pensa che disporre di una proprietà in un posto del genere può avere un senso solo se viene ripristinata l´attività agricola. Qualche anno dopo, sistema i ventitré ettari di terreno, e su una superficie di tre ettari, valorizzando i terrazzamenti esistenti, riprende la coltivazione dell´olivo. Siamo nel 1992. Qualche anno dopo dissoda altri 5 ettari, e vi pianta un vigneto. Nasce così l´azienda agricola “Del Rèbene” che prende il nome dalla strada vicinale che fa da confine a nord dell´appezzamento.
Il toponimo risale alla colonizzazione tedesca dei Colli Berici tra il XVI e XVII secolo, e indica la presenza della vite, in lingua tedesca “Rében”. Il nome dell´azienda è quasi una scelta obbligata. «Ho iniziato questa attività in sordina - spiega Castegnaro - pensando di destinare il vino al consumo famigliare o a qualche cena tra amici. Poi, visto che il risultato era lusinghiero, nel 2011 ho cominciato la produzione di circa cinquemila bottiglie di Carmenère che sotto il profilo della genetica è il vero vitigno autoctono dei Colli. Ho iniziato avvalendomi di un´altra cantina, ma adesso partirò con la produzione in proprio».
Questo passo in avanti prelude anche a un allargamento della gamma e a un aumento della produzione?
Sì, ci sono le condizioni per arrivare alle quindicimila bottiglie, ma continuerò con i rossi che credo siano i vini per i quali questa zona è più vocata. Nei nuovi vigneti abbiamo piantato Tocai e Cabernet franc. Sono convinto che daranno un buon risultato perché credo molto nelle potenzialità dei Berici. Le strategie di mercato ci hanno penalizzato, ma qui vi sono realtà davvero eccezionali che nulla hanno da invidiare ad altre zone più rinomate. Non a caso un´azienda come Inama ha investito molto da queste parti. La produzione 2011 del rosso igt «Del Rèbene» è rimasta sulle bucce per quattordici giorni e ha riposato in barrique di rovere nove mesi prima di passare in bottiglia.
Quanto all´olio, citato dal 2012 sulla guida Slow Food, è prodotto da una decina d´anni in quantità sempre crescente.
Agli inizi cedevo le olive alla cooperativa Olibea - spiega Castegnaro. Dalle analisi sensoriali e chimiche, si capiva che l´olio era decisamente buono. Infatti era stato portato a diversi concorsi nei quali si era guadagnato diversi premi. Allora ho deciso di commercializzarlo io. Per la produzione 2013 abbiamo ottenuto la gran menzione al concorso internazionale Aipo. È un olio biologico certificato, un blend di cultivar Frantoio, Casaliva, Leccino e, in parte minore Pendolino, Rasara e Grignan prodotto secondo il disciplinare della dop Colli Berici. Nella lavorazione applichiamo anche alcuni principi di biodinamica. Sono particolarmente soddisfatto, non solo per la qualità ottenuta, ma anche per il rispetto per l´ambiente che si ottiene abbandonando i metodi dell´agricoltura tradizionale».
Colli Berici, anni Dieci del terzo millennio: «Le spelonche» non sono più un sinistro ricordo.

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