Tre funzionari vanno a processo

IL CASO. Si è chiusa la lunga udienza preliminare per omicidio colposo
Morì per la buca
Assolti altri due dipendenti pubblici: l´accusa è quella di non aver sistemato l´avvallamento lungo strada Marosticana che fece cadere lo scooter

Un punto fermo. Dopo una lunghissima udienza preliminare, durata anni, con una serie di colpi di scena, fra cui tre richieste di archiviazione da parte della procura e uno stuolo di consulenti e periti e vertici pubblici chiamati a fare chiarezza, nel tardo pomeriggio di ieri il giudice Stefano Furlani ha rinviato a giudizio tre fra funzionari e tecnici pubblici accusati di omicidio colposo per il decesso di un giovane, caduto dal motorino a causa di una buca sull´asfalto. Per altri due ha letto la sentenza di non luogo a procedere: prosciolti.
Per la morte di Matteo Dall´Osto, dovranno presentarsi in tribunale il 6 luglio l´ingegner Massimo Dalle Ave, 44 anni, di Vicenza, strada Bertesinella, direttore dei lavori per Aim Valore Città (difeso dall´avv. Giovanni Manfredini); il ragionier Gianfranco Ledda, 66, di Vicenza, via Orlando, già direttore dell´ex Amcps (avv. Giulio Manfredini), e il geometra Paolo Vialetto, 46, di Vicenza, via Lago Maggiore, assistente ai lavori (avv. Lino Roetta). Sono invece usciti di scena l´ingegner Andrea Negrin, 42, di Camisano, responsabile dell´ufficio Scavi e progetti di Aim (avv. Lucio Zarantonello) e l´ingegner Massimiliano Saita, 46, di Campo San Martino, direttore dei lavori per Aim (avv. Andrea Tirondola).
Il processo è quello relativo alla morte di Matteo Dall´Osto, 18 anni, di Povolaro di Dueville, deceduto il primo maggio di 4 anni fa lungo strada Marosticana dopo essere finito con il suo scooter in un avvallamento dell´asfalto ed essere caduto. Il perito del giudice Alessio Maritati aveva indicato nella buca la causa dell´incidente, pur in un ambito di certezze non assolute. In aula erano stati ascoltati pure l´amministratore unico di Aim, Paolo Colla, e il direttore generale del Comune Antonio Bortoli.
Ieri il pubblico ministero Paolo Pecori aveva chiesto l´assoluzione per tutti gli imputati, perchè anche fosse stato provato che la causa dell´incidente era la buca, non era provato che fosse stata segnalata agli enti pubblici. Bortoli e Colla avevano sottolineato di non aver mai ricevuto segnalazioni. «Come è possibile pensare di controllare palmo a palmo 600 chilometri di strade?», si è chiesto l´avv. Manfredini. «Non era previsto l´obbligo del controllo». Lo hanno rimarcato anche l´avv. Anna Rebesani, che assiste le Assicurazioni Generali, responsabile civile, e l´avv. Roetta.
La parte civile (l´avv. Daniele Accebbi tutela gli zii di Matteo, visto che i genitori, anche con l´avv. Chiara Leoni, hanno promosso una causa civile milionaria a Comune e Aim, già avviata davanti al giudice Eloisa Pesenti) ha però rimarcato come nel settembre 2008 fossero stati eseguiti dei lavori in quel tratto di strada. Opere non eseguite a regola d´arte, perchè si creò l´avvallamento fatale. «L´ente avrebbe dovuto verificare quei lavori, almeno fino al collaudo, che non è mai avvenuto. Lungo una strada trafficata, è prevedibile il fatto che dopo uno scavo ci sia il rischio di un dislivello. L´insidia è nei fatti. Non è un tratto di strada come tutti gli altri».
Il giudice potrebbe avere accolto questa ricostruzione, ordinando il processo per i tre dipendenti pubblici. «Siamo soddisfatti - ha dichiarato l´avv. Zarantonello -. Dopo anni è emerso come Negrin, al pari di Saita, non c´entrasse per nulla con questo dramma».


 

«Il giudice ha permesso di fare chiarezza»

«Saremmo stati comunque soddisfatti, perchè non cercavamo vendette e non eravamo mossi dal rancore. L´obiettivo della famiglia Dall´Osto era quello di fare chiarezza. E la lunga udienza preliminare, grazie ai giudici che si sono succeduti, ha finalmente consentito di approfondire», commenta l´avv. Daniele Accebbi, che assiste la famiglia e che da anni si batte per questa vicenda.
«Oltre alla responsabilità penale, ce n´è una di più importante, che è quella morale. E i responsabili sono Comune e Aim, perchè con la selva di regolamenti e i rimballi di responsabilità non avevano consentito di chiarire chi dovesse fare cosa. Speriamo che questo processo renda consapevoli i nostri politici della necessità che è doveroso comprendere individuare con esattezza la linea di comando e delle responsabilità. Purtroppo nessuno ci potrà restituire Matteo, e ci pervade la tristezza di commentare un dramma che forse poteva essere evitato».

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