Tre esperti per il tentato omicidio

La procura ha chiesto al giudice un incidente probatorio per far luce sul dramma avvenuto in casa Cerasoli il 17 novembre scorso

Capacità di intendere e volere, gravità delle ferite e un esame del computer del figlio: di qui passerà l´esito dell´inchiesta

Tre esperti per fare luce sul dramma di Povolaro di Dueville. Il pubblico ministero Alessandro Severi ha chiesto al giudice Massimo Gerace di ordinare un incidente probatorio per chiarire una serie di aspetti non ancora del tutto evidenti dell´aggressione compiuta da Luca Cerasoli, studente universitario di 21 anni, nei confronti del padre Marco, 49, manager in attesa di occupazione.
Il dramma era avvenuto nell´abitazione di famiglia, in via Malaparte, il 17 novembre scorso. Luca da allora è agli arresti, prima in carcere e quindi ai domiciliari in una struttura, con l´accusa di tentato omicidio aggravato anche dalla premeditazione. Avrebbe accoltellato il padre, che stava ascoltando musica con le cuffiette, perforandogli un polmone. Ma il suo scopo sarebbe stato quello di ucciderlo. Un´ipotesi negata dallo studente, difeso dall´avv. Michele Carotta, ma supportata da una serie di riscontri compiuti dagli inquirenti.
Nelle prossime settimane il giudice darà incarico a uno psichiatra di compiere una perizia psichiatrica su Luca, per valutare se era in grado di intendere e volere al momento dei fatti; ad un esperto informatico, per esaminare il computer sequestrato al giovane, che conterrebbe gli appunti del suo folle piano di ammazzare il padre, facendo passare la morte per un suicidio; e ad un medico legale per stabilire la gravità delle ferite riportate dalla vittima. Solo fra qualche mese, quando si conosceranno gli esiti degli accertamenti tecnici, la procura avrà un quadro completo su quanto è avvenuto a Dueville.
I fatti sono noti. Da tempo Luca non sopportava più il padre, ritenuto un despota, per il suo brutto carattere. Aveva sperato che lo assumessero all´estero, per «liberarsi» della sua presenza in casa. Svanita quella che per lui era una speranza, avrebbe progettato di ucciderlo. Ne sono prova decine di pagine di appunti, fra cui anche l´articolo sul “suicidio” del padre, che sarebbero dovuti uscire sulla stampa, e una serie di studi sul tipo di arma da usare, un coltello da cucina, e sul punto in cui colpire papà. Non solo: i carabinieri avevano sequestrato al ragazzo un appunto, che teneva nella tasca del pigiama: si sarebbe trattato del messaggio di addio da digitare con il cellulare del padre da spedire poi alla madre, in cui annunciava la sua intenzione di farla finita. Tutti elementi che hanno indotto gli inquirenti a credere alla premeditazione.
Quella mattina, fortunatamente, il piano non era andato in porto. Luca aveva aggredito il padre che non se lo aspettava, nell´interrato di casa. Ma la ferita, pur profonda, non aveva ucciso il genitore, che si era nascosto in bagno, dando poi l´allarme. Lo stesso Luca aveva chiesto aiuto, ed erano intervenuti prima i vicini di casa e quindi l´ambulanza del Suem e i carabinieri della stazione, che avevano arrestato il ragazzo. Il padre è stato a lungo in rianimazione, e si sta riprendendo adesso, mentre il figlio è da qualche settimana ai domiciliari, lontano però da Dueville, dove è seguito e ha intrapreso su ordine del giudice un percorso psicologico per comprendere quanto è accaduto e per superare il trauma.
La procura, come detto, ha voluto chiedere al giudice quegli approfondimenti tecnici, a garanzia di tutte le parti coinvolte, per avere certezze al momento di chiedere l´inevitabile processo per lo studente universitario. D.N.

Il genitore
sarà dimesso
a giorni

Sono decisamente migliorate le condizioni di Marco Cerasoli, l´uomo di Povolaro di Dueville accoltellato in casa il 17 novembre dal figlio Luca. L´uomo è stato trasferito dalla rianimazione nel reparto di chirurgia generale dell´ospedale di Vicenza, e, se non sorgeranno imprevisti, ma i medici sono fiduciosi, potrebbe essere dimesso nel giro di qualche giorno. Il cinquantenne, che già una prima volta era stato portato in corsia, era ritornato in rianimazione dopo un secondo intervento chirurgico resosi necessario per suturare la profonda ferita al fegato provocata da uno dei fendenti. La forte fibra lo ha molto aiutato, ma decisiva è stata poi l´assidua assistenza dello staff del primario Raffaele Bonato e del responsabile della terapia intensiva Silvio Marafon. La lotta di Marco per la vita è andata avanti per un quasi un mese e mezzo, ma ora si intravede finalmente la luce alla fine del tunnel. F.P.

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