Timori alla Askoll - In Piemonte rischio chiusura

DUEVILLE. L´allarme lanciato dai sindacati

L´azienda non conferma e ribatte «Lo sciopero in atto ci danneggia»

«In questo momento non abbiamo elementi certi per poter confermare o smentire la chiusura dello stabilimento di Askoll a Castell´Alfero, ma ciò di cui siamo certi è che il blocco delle spedizioni non sta favorendo il dialogo con i nostri clienti». Massimo Furlan, direttore della comunicazione di Askoll, commenta così lo sciopero che da oltre dieci giorni sta bloccando la sede piemontese del gruppo vicentino, che impiega 220 operai ed è specializzata nella realizzazione di motori per lavatrici. Gli operai temono infatti che la proprietà chiuda lo stabilimento per trasferire la produzione nell´est Europa; per questo hanno aderito in massa alla sciopero promosso dalle sigle sindacali del settore Cisl, Uil e Cgil.
«Ci viene ribadito che il sito non si sostiene più economicamente - spiega Silvano Uppo della Uilm Uil - ma sappiano che la situazione del gruppo Askoll, nel panorama italiano, è positiva. Le nostre preoccupazioni sono legate al fatto che il prossimo giugno scadranno gli ammortizzatori sociali per i 150 operai con contratto di solidarietà e per i 71 lavoratori in cassa integrazione; abbiamo bisogno di sapere cosa prevede il piano industriale dell´azienda, ma non abbiamo più avuto notizie dopo il primo incontro al Ministero dello sviluppo economico che si è tenuto a dicembre. La proprietà ha infatti rinviato di un mese il secondo incontro, fissato per lo scorso 10 febbraio, gettando così nello sconforto gli operai che, probabilmente, verranno a protestare anche nella sede Askoll di Dueville».
«L´azienda - replica Furlan - ha investito circa 20 milioni di euro nella ristrutturazione della linea di produzione dello stabilimento di Castell´Alfero, dimostrando l´interesse per questo sito. Purtroppo la crisi nel settore dell´elettrodomestico ha coinvolto anche i nostri clienti, con i quali in questo momento stiamo dialogando proprio per capire le loro intenzioni. Entro il prossimo 10 marzo, data del secondo incontro al Ministero, saremo in grado di dare risposte ai sindacati e ai lavoratori».

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