Tradizione Veneta - cucina - ricette - curiosità

Reishi "super food"

BENESSERE. È utilizzato per riequilibrare il sistema nervoso e cardio.
Il fungo dello stress che combattel'ansia Antinfiammatorio, riduce il glucosio migliora l'ossigenazione nel sangue.

Il Ganoderma lucidum o Reishi è l'imperatore dei funghi. È il principale fungo utilizzato per il riequilibrio del Sistema Nervoso Autonomo e del sistema cardiovascolare, ma soprattutto è il "fungo dello stress". Stress fisico, psicologico, emotivo e chimico (farmaci, conservanti, pesticidi): tutte le forme di stress sono un grosso carico per l'organismo e, se mal gestite, lo rendono più sensibile alle malattie. I beta-glucani estratti sono solo una parte dei componenti del reishi ed esercitano il loro effetto principalmente sul sistema immunitario. A determinare la miriade di altre azioni sull'organismo sono invece i metaboliti secondari come ad esempio i triterpeni, i polifenoli, gli ergosteroli, l'ergotioneina e il Germanio, che ha fatto storia come sostegno antitumorale. La sinergia di queste molecole e delle diverse parti del fungo che le contengono in percentuali diverse, sono il segreto del suo funzionamento.Il micelio e il corpo fruttifero insieme danno la sinergia che amplifica gli effetti sulla salute, rallentano l'invecchiamento, le patologie ad esso correlate e migliorano la gestione dello stress e dell'ansia. Questo fungo aiuta a migliorare anche la qualità del sonno, concentrazione e memoria. Molto più di un potenziamento immunitario dato da un semplice estratto. Il Reishi è fra i più alti esempi del potere della sinergia, ma la sua efficacia dipende dalla qualità della materia prima: Micotherapy Reishi di Avd Reform vanta un controllo dalla coltivazione biologica all'incapsulamento, per conservare intatte le proprietà benefiche di questo fungo.Le principali attività farmacologiche: Aumento delle resistenze specifiche dell'organismo, con proprietà simili al ginseng, è un anti-infiammatorio preventivo di malattie neurodegenerative e cardiovascolari, è un antiipertensivo la pressione arteriosa si riduce con meccanismo Ace inibitore, migliora l'ossigenazione del sangue grazie a un' elevata concentrazione di germanio, aumenta le difese immunitarie ed è un antitumorale, è risultato efficace nella riduzione dei livelli di glucosio nel sangue.

Le "Pasta Grannies" spopolano sul web con l'arte bianca

CUCINA&INTERNET

Il web è roba solo per giovani? Ditelo alle "Pasta Grannies", un gruppo di anziane signore - di nonnine, come recita il nome in inglese - che stanno spopolando su internet riproponendo un'arte molto antica e sempre attuale, quella della pasta fatta in casa. Il merito è di Vicky Bennison, una videomaker inglese (una vlogger, per usare un termine di moda) che ha avuto un'idea vincente. Ha ripreso in giro per l'Italia delle casalinghe un po' attempate, ma molto arzille, mentre nelle loro cucine impastano acqua, farina, uova, spianano il tutto a forza di braccia, si danno da fare con mattarelli e altri attrezzi fino a ottenere la pasta, che poi cucinano e guarniscono con sughi e ragù, anch'essi rigorosamente casalinghi. Bennison ha poi messo tutto su Youtube, sul canale "Pasta Grannies", per far conoscere e in qualche modo preservare un'abitudine un tempo diffusissima, oggi in rapida via di estinzione.Il progetto risale a quattro anni fa, ma ultimamente, per le misteriose (non del tutto) ragioni che muovono il web, sta conoscendo un successo clamoroso. Il canale ha oltre 280 mila iscritti, i singoli video veleggiano quasi tutti fra le 30 mila e le 70 mila visualizzazioni, con punte di 300 mila, ad esempio, per lo straordinario filindeu della Sardegna, che Salvatora prepara con un'abilità da far invidia agli chef stellati. "Gran parte del successo - scrive il portale Gambero Rosso - si deve al fascino che il rituale della pasta fresca esercita sul popolo del web", fascino che le generazioni digitali provano un po' per tutto ciò che è handmade. E quindi via di ferricelli, tagliatelle, cappelletti, maritati, cecamariti, pizzoccheri, fusilli, fino ai macarrones de ungia preparati con bravura e simpatia da Giuseppa di Ozieri, che dall'alto dei suoi 95 anni è con tutta probabilità la «nonnina pastaia più anziana del mondo» dice Vicky Bennison, che commenta i video specificando gli ingredienti e sottolineando alcuni passaggi. Ci sono anche i bigoli, tra i video di "Pasta Grannies", ma con un trucco, perché la simpatica Osanna (sì, senza la R) di Venezia prepara il condimento per i bigoli in salsa con le acciughe, ma poi utilizza i bigoli già pronti in scatola.La produzione industriale della pasta non è certo da demonizzare, anzi, ne ha permesso la diffusione in tutto il mondo, e spesso la qualità è sorprendentemente alta. Però «l'ineffabile plusvalenza della lavorazione ad hoc», come dice Francesco Soletti parlando dell'arte bianca nel Vicentino, è un'altra cosa. Rimanda a situazioni lontane, forse anche mitizzate, come la grande cucina delle fattorie con «la farina dalla madia e le uova di giornata; il tòrcio da bigoli, la tòla e la méscola per la sfoglia, il panareto e la cortelina per le tagliatelle; i calièri con l'acqua de bojo, le técie con il consièro» (da "Frumento, riso e mais nel piatto", Terraferma). In qualche casa vicentina rimane qualche vestigia della grande tradizione: "Pasta Grannies" avrebbe di che divertirsi anche qui.

A tavola l'eros passa attraverso asparagi rucola e cipolla rossa

CIBI AFRODISIACI. Da uno studio promosso sulle tendenze alimentari
Anche lo zenzero pare funzionare aumentando l'afflusso di sangue

Dal peperoncino agli asparagi, passando per il cetriolo, la melanzana e le insospettabili cipolla rossa e rucola. Non solo ostriche e champagne o fragole e cioccolato, il potere afrodisiaco a tavola passa anche da molti ortaggi, come confermato da nutrizionisti e chef stellati.È quanto emerge da uno studio promosso dall'osservatorio sulle tendenze alimentari dell'azienda Fratelli Polli, condotto su 50 esperti tra chef e nutrizionisti che si sono espressi sul rapporto verdure-eros.Oltre al più scontato peperoncino (76%), per 6 esperti su 10 nella classifica degli ortaggi afrodisiaci, una top ten, spiccano gli asparagi che, grazie alla vitamina E, stimolano gli ormoni maschili. Terzo posto per le melanzane (61%) considerate afrodisiache da oltre 300 anni, seguite da peperone (54%) ricco di vitamina C meglio se appena colto, cipolla rossa (42%) utile alla fertilità maschile, cicoria (39%) fonte dell'ormone maschile androstenedione e ancora la radice del sedano (35%) e la rucola (29%), definita "erba lussuriosa" nell'Ars Amatoria di Ovidio. Da non sottovalutare anche il cetriolo fresco e il finocchio che stimolano i sensi e purificano il corpo. E anche lo zenzero che è un tonico ricostituente, adatto in caso di impotenza. Le virtù afrodisiache attribuire allo zenzero riguardano soprattutto la sua capacità di stimolare la circolazione e di garantire un maggior afflusso di sangue verso gli organi sessuali.Quanto ai piatti da preparare, un esperto su due suggerisce l'insalata di riso (72%) rivisitata anche con peperoni, cetrioli, carciofi e sedano e una quiche agli asparagi (49%); uno su tre (38%), invece, indica un'insalata di fragole e rucola, ma anche il piatto unico con la carne (35%), come le polpette al pomodoro con aglio e peperoncino.Ha, infine, una doppia valenza afrodisiaca la ricetta ideata dallo chef stellato Riccardo Di Giacinto "Ostrica, granita di cetriolo, n'duja e feta", da provare per 6 esperti su 10 sicuramente nella notte di San Lorenzo con lo spettacolo delle stelle cadenti.

Pomodori Pachino freschi in insalata o al sugo sulla pasta

ECCELLENZE DOP. La produzione in Sicilia fattura 5,6 milioni di euro
La polpa è dolce e gustosa, è ricco di vitamina C e previene i tumori
Due tipologie di pomodori Pachino e, sotto, una pasta al pomodoro

«Le produzioni di qualità italiane rilevano una costante crescita con 14,8 miliardi di valore alla produzione e 8,4 miliardi di valore all'export. La Sicilia si attesta ai primi posti con 61 prodotti certificati, 41 Dop e 20 Igp, di cui 30 prodotti agroalimentari e 31 vinicoli che si ripercuotono sul territorio con un valore economico di 45 e 126 milioni di euro».Lo ha detto Mauro Rosati, direttore generale della fondazione Qualivita, intervenendo alla presentazione della festa del del pomodoro di Pachino che si è svolta a Portopalo di Capo Passero nel siracusano.«Tre le grandi eccellenze in Sicilia, il pistacchio verde di Bronte Dop con 10,1 milioni di fatturato, l'olio Val di Mazara Dop con 9,8 milioni e il pomodoro di pachino Igp con 5,6 milioni di euro. Il cosiddetto oro rosso - ha continuato Rosati - nell'ultimo quinquennio vede la produzione cresciuta del 142% senza che per questo ci sia stata una contrazione dei prezzi, anzi, merito di una valorizzazione del prodotto a cui si accompagna un rigoroso controllo della qualità».Questo tipo di pomodoro è caratterizzato da una polpa molto gustosa e consistente, da frutti con buccia lucente e da un elevato tempo di conservazione. Il pomodoro Pachino ha un gusto dolce che lo rende adatto soprattutto per preparare insalate, ma anche condimenti per la pasta, sia a crudo che leggermente saltato in padella con un po' di olio extra vergine di oliva e uno spicchio di aglio.Oltre ad essere molto buono e saporito, il pomodoro Pachino presenta anche molte proprietà organolettiche utili al nostro organismo.Tutti sappiamo come può essere dissetante e rinfrescante questo tipo di pomodoro soprattutto d'estate ma, recenti studi hanno rivelato che mangiare molti pomodori, compresi quelli Pachino, può essere utile per prevenire alcuni tipi di tumore. Il pomodoro Pachino è anche molto ricco di vitamina C, sali minerali ed antiossidanti. Inoltre può proteggerci dall'insorgenza di malattie infettive e problemi alla pelle

LA SOPRÈSSA

Tradizione e arte nel salume vicentino per eccellenza

Partiamo dal nome: soprèssa, spiega Francesco Soletti in "La Sopressa e i salumi vicentini" (Terra Ferma), può derivare dal latino supprimere, "inteso come l'atto di compattare della carne con un torchio dentro un budello", o dallo spagnolo salpresar, "spargere di sale e comprimere". C'è una parentela evidente con la soppressata tipica delle regioni del Sud Italia e con la soprassata toscana; ma la soprèssa vicentina, rigorosamente con una p, è unica e inconfondibile, tanto da ottenere la Denominazione di origine protetta, con tanto di disciplinare di produzione nel quale si specifica ogni aspetto, dagli alimenti ammessi per il maiale, agli ingredienti della ricetta, all'aspetto stesso dell'insaccato. Al taglio, si legge nel disciplinare, "la pasta appare compatta e allo stesso tempo tenera. La fetta presenta un impasto con particelle di grasso distribuite in modo da avvolgere le frazioni muscolari lasciando il prodotto morbido anche dopo lunghi tempi di stagionatura. La fetta appare con colori leggermente opachi, il grasso e il magro non presentano confini ben definiti, di grana medio grossa". La morbidezza richiesta alla soprèssa impedisce che possa essere tagliata troppo finemente. Se una soprèssa è così compatta da poter essere affettata a mo' di prosciutto, è difficile che possa essere definita "vicentina" secondo la tradizione. Sempre Soletti parla di "fette robuste" per poterla gustare "come spuntino o antipasto con pan biscotto o polenta abbrustolita e sottaceti. Scaldata in padella o sulla graticola di modo che il grasso disciolto diventi un delizioso fondo da raccogliere col pane". L'occasione per assaggiarla è dietro l'angolo, il prossimo fine settimana comincia la sagra di Valli del Pasubio, la cui soprèssa, come quella di Costabissara, ha anche la Denominazione comunale.La visita alla sagra è anche un modo per rendere omaggio a una delle tradizioni vicentine più gloriose, la complessa operazione del far su el mas'cio, che el xe na botéga, a sottolinearne la generosità. Le attestazioni documentali della soprèssa vicentina rinviano, ad esempio, ai mercuriali (cioè i listini dei prezzi) della Camera di commercio di Vicenza, che dal 1862 includono la voce "Salame e sopressa", mentre in altre province, nota Soletti, non si fa riferimento specifico alle soppresse. La prima Guida gastronomica del Touring Club, 1931, a proposito della produzione salumiera vicentina elenca "salsicce, cotechini, soppresse, bondiole, investite, ossocolli". L'archivio comunale di San Vito di Leguzzano conserva una nota d'inventario del 1866, in cui compare un elenco che, tra luganeghe e musetti, include anche "sopresse 7". Non mancano risvolti letterari, raccontati in "Ode alla Sopressa" di Gian Domenico Mazzocato, che cita Folengo, Testori, Soldati, Quarantotti Gambini. E poi la glorificazione pittorica, con il personaggio che affetta un insaccato in "Cristo in casa di Marta, Maria e Lazzaro" di Jacopo da Ponte, 1577: non c'è prova che sia soprèssa, ma nemmeno il contrario.

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