Si evita la domanda sul perché lo si diventa

Lettere al giornale

OMOSESSUALI

Fino a quando non si affronterà con chiarezza la domanda delle domande “perché si diventa omosessuale”, le polemiche e le confusioni non avranno fine. Glissando tale interrogativo (il più importante), emergeranno il principio di piacere (quello che mi piace voglio, faccio) e il pseudo senso di libertà “ognuno faccia quello che vuole basta non calpesti il mio orticello”. Tali prospettive però, senza la questione della verità sull´omosessualità, risultano ambigue e fallaci.
Esse seguono la logica del “non sentiamoci in colpa, si può essere gay e felici”. Essere “gay è bello, anzi bellissimo”. “Si nasce omosessuale, come si nasce biondi o mori”. “Io (gynè) mi innamoro di lei non della donna, del suo mestiere”. Perché questa spaccatura? L´essere umano è un insieme, un tutt´uno.
La psicologia ci conferma che ci si innamora soprattutto per la differenza biologica, perché uno è Uomo e l´altro è Uoma, uno Adam e l´altro Eva, uno Andros, l´altro Gynè. Se fosse così semplice e scontato essere omosessuali, che dire della deficienza della procreazione e del principio scientifico (ed estetico) dell´evoluzione- sviluppo per differenza? Omo con omo porta (forse) al piacere, non alla vita biologica e senza vita biologica non c´è vita di piacere.
Ecco, direi che oggi sulle questioni della bio-politica si cerca di far passare molto sotto il segno dei diritti civili, del gusto, dell´orientamento, della libertà, della volontà e del piacere: poco sulla razionalità, sul bene comune, sulla verità. Da tempo la domanda sulla verità dell´omosessualità (perché esiste questa forma e perché si è così) e completamente evasa. Non devi giustificare niente: lo sei. Da lì si parte e si ostenta. Ma ciò è un inganno.
Sergio Benetti
Dueville

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