"Scalda" e "Fasòla" I fagioli che godono di protezione celeste

I PRODOTTI DI POSINA

Se uno stesso legume può essere chiamato al tempo stesso "Fagiolo del Papa" o "Fasòla del diavolo" (Fagiolo di Spagna Rosso), non può non avere storie interessanti da raccontare. E infatti il Phaseolus coccineus ha una lunga tradizione, a patto naturalmente di essere a Posina, dove viene coltivata e apprezzata quella varietà di colore vinoso con striature nere da cui deriva, comprensibilmente, l'attribuzione popolare al diavolo. La notorietà di Posina quanto ai fagioli si deve, in realtà, a due specie: accanto alla Fasòla c'è lo Scalda, varietà del fagiolo comune, Phaseolus vulgaris. Perché Scalda? Il nome, spiega Antonio Di Lorenzo nel libro "I fagioli della Val Posina nel piatto" (Terra Ferma), «si rifà al latino calidus e alle indubbie proprietà energetiche del fagiolo», il quale, appunta, scalda. Ma c'è chi completa il nome in scaldaferro, che non ha nulla a che fare con il paese celebre per il presepe, né deriva dal cimbro che pure veniva parlato nella Val Posina. Secondo Di Lorenzo, il "ferro" veniva aggiunto senza motivo, probabilmente come richiamo alle fucine che esistevano anche in Val Posina, zona di antiche miniere.I fagioli posenati, Scalda o Fasòla del diavolo che siano, sono rinomati da lunghissimo tempo. Addirittura tra i migliori d'Italia: nel libro sopra citato, Francesco Soletti parla di un volumetto datato 1936, intitolato "Il fagiuolo", che nel dare conto delle «razze più importanti» dice: «È, col Borlotto di Vigevano, il fagiolo più quotato in commercio», e si riferisce al «Fagiolo di Valsesia (sinonimi: fagiolo di Cipro, di Milano, Posena)». Lo stesso Borlotto di Vigevano era noto anche come Lamon, a testimonianza di una netta predominanza veneta nel mondo dei fagioli di alta qualità. Curioso il riferimento a Cipro, «evocativo - nota Soletti - di legami con gli antichi commerci di Venezia nel Mediterraneo Orientale».Prodotti De.Co., lo Scalda e la Fasòla vantano una protezione molto particolare, addirittura celeste. «Qualche cosa di misterioso e sottilmente inquietante», commenta Di Lorenzo: la regola, rispettata dai produttori locali e illustrata a gli acquirenti, secondo cui «le due varietà di fagiolo, pur se essiccate correttamente, se portate al di fuori del paese possono essere attaccate dal temibile "baco del fagiolo"», il quale «non ha mai varcato il vòlto, ossia il luogo che si trova prima del paese sulla strada che attraversa la stretta gola di valle». La probabile spiegazione scientifica tira in ballo le condizioni climatiche della Val Posina; ma non si può non lasciarsi tentare dal fascino di quel doppio nome, Fagiolo del Papa o Fasòla del diavolo, evocativo di potenze ultraterrene.

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