Scae, da fanghi di depuratori alla bioplastica

AVANZA L'ECONOMIA CIRCOLARE. Grazie allo stabilimento di Carbonera dell'Ats-Alto Trevigiano Servizi sperimentata una tecnologia che trae redditività da inquinanti

La piccola impresa di Dueville è l'unica italiana che è riuscita a inserirsi in un progetto che ha vinto i fondi europei Horizon su acqua e innovazione.

Cinzia Zuccon Fare lavatrici, azionare lavastoviglie, lavarsi, tirare lo sciacquone. Avete idea di quanta acqua sia coinvolta in questi processi? Circa 200 litri al giorno a testa, tanta ne finisce negli scarichi fognari. Un problema? Lo spreco di acqua senza dubbio, ma i residui dei depuratori tutt'altro, perché possono trasformarsi in risorse. In plastica biologica, per esempio. Ed è proprio un'azienda vicentina che ha contribuito a concretizzare questo processo di economia circolare che trasforma in "oro" le acque nere. La Scae di Dueville infatti - progetta e costruisce macchinari per il trattamento delle acque reflue - ha ideato le tecnologie che fanno parte di questo processo di recupero già applicato all'impianto di depurazione di Carbonera di Ats, società Alto Trevigiano Servizi che gestisce il servizio idrico integrato in 53 comuni. Dall'inizio del nuovo anno il depuratore funzionerà con il nuovo regime super-ecologico: riduzione del consumo energetico, delle sostanze inquinanti, e produzione sperimentale di bioplastica.PROGETTO EUROPEO. Il progetto, si chiama "Smart Plant", è stato finanziato con 900 mila euro del programma Horizon 2020 ed è parte del più ampio "Water Research and Innovation" che ha una dotazione di 9,6 milioni, coinvolge 25 partner di 10 diversi Paesi: Scae è l'unica azienda italiana privata a farne parte. Capofila di questo progetto di innovazione europea è il Dipartimento di Biotecnologie dell'università di Verona; iniziato come un esperimento, una volta approdato alla Commissione europea è stato selezionato tra i 4 migliori progetti tra i 174 presentati. «Partecipare ad un progetto di così ampio respiro internazionale per noi è stato un onore e una bellissima sfida - spiega l'amministratore unico di Scae, Pierpaolo Pozzato - e in particolare l'impianto di Carbonera ci ha permesso di sviluppare le migliori innovazioni tecnologiche ed ingegneristiche con importanti opportunità di crescita e sviluppo per la nostra azienda».UNA FILIERA COMPLESSA. Il processo che ricava materiale plastico dai fanghi fa parte di una filiera complessa che include i macchinari realizzati da Scae. «Si tratta - spiega Pozzato - di macchinari costruiti appositamente per questi scopi con un'elevata automazione nel controllo dei processi e ingegnerizzati per efficientare diverse fasi di separazione dei reflui: prima li concentrano, poi li fanno fermentare, e infine separano la parte solida da quella liquida». Ed è proprio dalla parte liquida che successivamente vengono estratti i biopolimeri da avviare alla lavorazione per la trasformazione in plastica. Alla fine del processo, nelle acque depurate dell'impianto di Carbonera, grazie alla sola azione dei batteri, le concentrazioni di azoto vengono dimezzate e il fosforo ridotto del 20%. Tra quattro anni, terminati i test, si punta ad allargare i confini del modello Smart Plant all'ambito europeo per rivoluzionare la gestione degli impianti di depurazione municipali che in Europa sono circa 22mila e anche la produzione della plastica. «La scorsa settimana - spiega Pozzato - abbiamo ricevuto la visita di 4 multiutility italiane, la prossima ne accoglieremo altre quattro in visita all'impianto. C'è un interesse estremamente incoraggiante per le nuove tecnologie che abbiamo realizzato per il depuratore di Carbonera».CIRCOLO VIRTUOSO. Ma il processo di economia circolare non si ferma qui. L'obiettivo è chiudere la catena del valore recuperando e lavorando oltre ai biopolimeri anche cellulosa, fertilizzanti, acqua: tutto ciò che è contenuto nelle acque nere, per trasformarlo in nuovi prodotti. Nel progetto che coinvolge 6 società di servizi idrici europee, 7 tra università e centri di ricerca e 17 aziende sono infatti coinvolte anche importanti industrie chimiche e dell'edilizia. Il fine ultimo è massimizzare il riciclo degli scarti della depurazione per produrre anche additivi, fertilizzanti e materiali isolanti per l'edilizia grazie a processi sempre più evoluti e eco-friendly. L'era delle industrie che realizzano beni e producono scarti si sta rapidamente evolvendo in un sistema di economia circolare che, grazie alle innovazioni, al progresso tecnologico e alla collaborazione su larga scala ha un impatto positivo sull'ambiente e crea nuovo lavoro. L'Europa è anche questo.

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