Rischia di morire soffocata per un bistecca

Una cena tranquilla assieme al nipote, nel locale poco lontano da casa dove molte altre volte si era recata per trascorrere qualche ora spensierata. Questa doveva essere la serata che una 80enne aveva programmato per mercoledì varcando la soglia del ristorante pizzeria "Buffalo Grill" di strada Marosticana, a Passo di Riva a Dueville. Invece, per un boccone andato di traverso, per poco non si è trasformata in tragedia. Dopo aver inghiottito un pezzo di cibo che le ha ostruito le vie aeree, è rimasta senza respiro, perdendo conoscenza. Provvidenziale, prima dell'intervento dei medici e degli infermieri del Suem 118, la manovra salvavita messa in pratica da un cliente che si trovava in sala e che, anche se non risolutiva, ha agevolato il lavoro del personale ospedaliero che ha poi completato l'operazione, prima di trasportare d'urgenza l'anziana al San Bortolo di Vicenza, dove si trova ancora ricoverata in rianimazione ma fuori pericolo. Poco prima delle 21, l'abituale cliente del ristorante, molto conosciuto e frequentato sia nei weekend che durante la settimana, era seduta a tavola e aveva appena ordinato una braciola di vitello. Dopo aver assaggiato la carne, al secondo boccone l'ottantenne si è bloccata, cominciando a diventare cianotica, segno evidente di problemi respiratori. Ad accorgersi che all'anziana era evidentemente capitato qualcosa mentre mangiava, oltre al nipote, anche un'altra persona che stava cenando e che ha cercato di eseguire la manovra che, per chi manifesta ostruzione delle vie aeree, rappresenta un valido salvavita. La tecnica, conosciuta come "manovra di Heimlich", dal nome del medico che per primo la descrisse, costituisce infatti un metodo efficace, se messo in pratica correttamente, in caso di soffocamento. A lui si è poi prontamente sostituito il personale del Suem giunto con un'automedica e con un'ambulanza e che, in una ventina di minuti, è riuscito a stabilizzare la donna. La quale, considerata anche l'età, resta sotto stretta osservazione nel reparto di rianimazione, da dove comunque i medici avrebbero ridimensionato la gravità del quadro clinico, allontanando l'ipotesi del pericolo di vita.

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