Riaprire i vecchi pozzi anti piene

IL CASO. Allarme perché la falda è oltre il livello medio. Incontro tra il direttore del Centro idrico di Novoledo ed i sindaci

Altissimo: «Bisogna rimettere in funzione i 27 serbatoi realizzati negli anni Trenta per far defluire l´acqua evitando gli allagamenti»

«Rintracciare i vecchi pozzi, eredità del parroco, e riaprirli per salvare centinaia di abitazioni dagli allagamenti». È la soluzione prospettata dagli esperti, per risolvere o quantomeno arginare il problema degli scantinati abitualmente invasi dall´acqua a Novoledo di Villaverla a causa del superamento del livello di falda.
Una questione sempre attuale che torna a preoccupare in vista dell´imminente periodo delle piogge. Per le prossime due settimane il tempo dovrebbe ancora essere clemente, ma c´è allarme per ciò che potrebbe accadere con un successivo peggioramento delle condizioni meteo.
Proprio per questo il sindaco di Villaverla Ruggero Gonzo, ieri ha convocato un tavolo di confronto tra Provincia, Consorzio Alta pianura veneta, Centro idrico di Novoledo e Comuni interessati dalla presenza delle risorgive, tra cui Caldogno, Dueville, Vicenza e Pozzoleone presenti con un loro amministratore. Dal direttore del Centro idrico di Novoledo, Lorenzo Altissimo, è arrivata la proposta di individuare i pozzi, 27 in tutto, fatti aprire tra gli anni ´20 e ´30 dall´allora parroco don Pio Consolaro.
«L´innalzamento della falda che osserviamo oggi era un problema diffuso anche allora e l´idea di don Pio di creare pozzetti per far defluire l´acqua potrebbe salvare molte case dagli allagamenti», sostiene Altissimo. Una strada già battuta dall´amministrazione villaverlese che, come fa sapere il sindaco Gonzo, «l´anno scorso ha trovato quattro pozzi in via Bosco, riaprendoli».
Non solo vecchi metodi e pulizia dei fossati; per evitare l´acqua in casa il primo, ovvio, accorgimento è non costruire seminterrati e scantinati. Lascia pochi margini di discussione Altissimo, che ricorda come mezzo secolo fa nessuno costruisse sotto il cosiddetto “piano campagna”: «Chi costruisce taverne in zone in cui storicamente la falda è alta sa a che rischi va incontro». Falda che, attualmente, misura 53,60 metri e cioè 1,60 in più rispetto alla media storica di 52 rilevata in un pozzo di controllo a Caldogno: proprio il livello già superiore alla norma mette in allarme i sindaci, soprattutto in relazione all´avvio delle operazioni di ricarica della falda da parte del Consorzio, lo scorso 20 ottobre.
«Chiediamo di ricaricare il meno possibile e soprattutto di fermarsi immediatamente in caso di allerta precipitazioni», è l´appello al direttore del consorzio Gianfranco Battistello che, assieme ai referenti della Provincia che gestiscono il progetto europeo “Life” per la salvaguardia della falda, ha assicurato che al momento il livello delle acque è in diminuzione. «Qualora dovessero presentarsi situazioni di criticità bloccheremo subito la ricarica», assicura.
Una promessa che però non tranquillizza la cittadinanza, primo tra tutti lo storico ed ex amministratore locale Galdino Pendin, autore dello studio sui pozzi di don Pio: «La gente qui ha paura, basta una pioggia e la falda trabocca allagando le case. Un problema che va affrontato subito e con decisione».
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