RÉNGA E SCOPETÓN

 Sapori di Quaresima Quel gusto piccante ottimo con la polenta Un piatto di "polenta e renga" Per la rénga è facile intuire che si tratta dell'aringa, ma lo scopetón - anzi, el scopetón - che pesce è? In molti sono caduti nel tranello di considerarlo il maschio dell'aringa, più piccolo e delicato della femmina; invece, come chiarisce "L'alimentazione nella tradizione vicentina" del Gruppo di ricerca sulla civiltà rurale, «è una comune grossa sardella atlantica (Sardina pilchardus) conservata come le aringhe e importata col nome di English pilchard, dai paesi che si affacciano sul Mare del Nord». La rénga, Clupea harengus, si distingue invece in rénga da late, la più tenera, e rénga da uvi, quella con le uova; entrambe avevano i rispettivi estimatori.Se i classici polenta e rénga e polenta e scopetón sono tra i piatti che un tempo andavano per la maggiore durante la Quaresima, nei giorni di astinenza dalle carni si faceva uso anche del bacalà e delle sardèle sóto sale, comperati dal casolìn. «Ma, mentre le sardèle vengono consumate come stanno, dopo essere state soltanto ripulite dal sale e dalle squame, le rénghe e gli scopetóni vanno abbrustoliti». Privati delle squame, «vengono posti su una graticola sopra le braci, dove devono stare per una quindicina di minuti (vanno ogni tanto rigirati). Una volta cotti, con una forchetta si toglie loro testa, coda, pinne e, apertili a metà, la lista». Le carni vanno condite con abbondante olio, meglio se l'operazione viene anticipata di qualche ora. Ci si è dilungati sulla preparazione per rendere omaggio a quella cucina sapiente che sapeva trarre gusto un po' da tutto. Se poi il sapore risultava particolarmente piccante, non si doveva far altro che smorzarlo con la polenta e con il vino. Per certe famiglie anche l'aringa era un lusso, così veniva sì acquistata per tener fede al precetto dell'astinenza, ma doveva bastare per tutta la Quaresima. Come si faceva? La tradizione orale racconta che la rénga veniva attaccata a una trave della cucina, i componenti della famiglia, la toccavano - pociavano - con la propria fetta di polenta, e dovevano accontentarsi di quella briciola di sapore che vi restava attaccata. La Quaresima dovrebbe significare la fine del Carnevale e dei festeggiamenti, ma com'è noto si sfora spesso e volentieri per prolungare le occasioni di divertimento. Non si tratta di un'abitudine moderna, a leggere quanto riportato dal compianto Walter Stefani: «Il primo giorno di quaresima non fu che la continuazione della gazzarra carnevalesca. Grazie al Comitato degli Spettacoli abbiamo avuto a Porta Padova il cosidetto trionfo della renga, che finì in un carro preceduto da musiche dove i mèmbri del Comitato armati di baccalà gettavano qualche aringa, e da alcune carrozze ripiene di gente allegra che prendeva quell'occasione per far chiasso». Anno 1895, cronaca di Bepo Visentin, pseudonimo di Giuseppe Bertolini. Il primo di Quaresima fu spesso inteso come il post-ultimo di Carnevale: "Tuti a Porta Padova, a magnar la famosa rénga - era il motto del Comitato trasteverino, non proprio ligio ai pretti - eceto qualche capón scapà zo de sbrissón».

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