Regalano un anno di ferie alla collega malata

LA STORIA. Un'impiegata della Unicomm di Dueville lotta da 9 mesi per recuperare dal coma. In azienda è scattata la solidarietà stimolata dal precedente del Bassanese

Una mamma di 40 anni colpita da aneurisma ha esaurito tutti i giorni di mutua: 173 compagni di lavoro le hanno teso la mano

Un aneurisma le ha stravolto l'esistenza. La sua forza interiore e la vicinanza del marito e delle due figlie la stanno aiutando in una lotta che durerà ancora molto tempo. E ora, un regalo speciale dei colleghi le consentirà di combattere senza perdere lo stipendio e con la consapevolezza che tante persone le sono accanto e tifano per la sua guarigione. Lei è una mamma di 40 anni, dipendente della Unicomm di Dueville, dove dal 2001 è in forza all'ufficio acquisti. Loro sono 173 colleghi che hanno deciso di unire le forze e di donarle un giorno di ferie ciascuno, visto che aveva esaurito i sei mesi di malattia e anche le ferie arretrate: un regalo che ha la forma di 2.272 ore di congedo retribuito, pari a un anno e mezzo per chi ha un contratto part-time come il suo. «È il nostro modo di esprimerle una vicinanza concreta», spiegano i colleghi.IL MALORE. Questa è una storia che ha due inizi. Il primo a giugno dell'anno scorso: un aneurisma cerebrale colpisce la giovane mamma (non pubblichiamo il suo nome per tutelare la privacy di una persona malata), stravolgendo la sua esistenza e quella della sua famiglia. Finisce in coma e solo un delicato intervento chirurgico la tiene aggrappata alla vita. Ma non è più quella di prima, né per lei né per i suoi congiunti. La riabilitazione è un percorso lungo, faticoso, sfibrante. Il lavoro, per alcune settimane, non può che uscire dai pensieri di quella casa in cui tutto è cambiato. Però poi il lavoro torna a bussare alla porta, con le sue regole e le sue scadenze. A dicembre, dopo sei mesi di malattia, i giorni di assenza retribuita sono esauriti. L'azienda le aggancia tutti i permessi e le ferie arretrate possibili, per consentirle di mantenere un'entrata economica. Ma ormai anche quel serbatoio è agli sgoccioli e l'unica strada che le rimane è fare richiesta di aspettativa per malattia: un istituto in base al quale mantiene il posto di lavoro, ma perde non solo lo stipendio ma anche i contributi previdenziali. Ed è qui che scatta il secondo inizio.IL SEME DELLA SOLIDARIETÀ. «Tutto è partito dalle colleghe che lavorano a stretto contatto con lei - spiega Mario Favaretto, responsabile dell'area acquisti, che parla anche a nome degli altri 172 colleghi -. C'era la volontà di "fare qualcosa", che desse concretezza a una vicinanza che restava purtroppo soltanto morale. Ma non sapevamo cosa e come, finché due notizie apparse sulla stampa sono state fonte d'ispirazione». Una è la storia, triste, di un dipendente licenziato dopo una lunga assenza per malattia; l'altra è la storia, toccante, della giovane mamma costretta ad assentarsi dal lavoro alla Brenta Pmc di Molvena per accudire la figlioletta gravemente malata e che ha avuto in regalo un pacchetto di ferie donato dai colleghi. Una storia che poco prima di Natale ha commosso il Vicentino e l'Italia intera: un seme di solidarietà che ora produce nuovi frutti.IL CONTAGIO DEL BENE. È il contagio del bene: da un'azienda a un'altra, da un gruppo di lavoratori a un altro. Così, l'idea delle colleghe-amiche è stata presto accolta da decine di altri collaboratori della Unicomm, per arrivare a 173 persone. Non prima di aver scavalcato l'ultimo ostacolo, quello burocratico. Donare le ferie è una possibilità recente, ammessa dalla Legge di Stabilità 2016, però non ancora normata dal contratto nazionale. Alla fine, la generosità ha abbattuto i tecnicismi e la forma giuridica adatta è stata trovata. «È un'iniziativa partita spontaneamente dai nostri collaboratori che noi ci siamo limitati ad appoggiare, quindi il merito va ascritto totalmente a loro - affermano Marcello e Mario Cestaro, titolari del Gruppo Unicomm -. Siamo sempre stati fieri di essere rimasti un'azienda familiare a dispetto delle dimensioni raggiunte dalla nostra impresa: è in momenti come questi che si capisce quale sia lo straordinario valore di un'azienda fatta di persone e non di numeri». Per lei, la mamma-lavoratrice, il cammino di riabilitazione è ancora lungo e faticoso. L'affetto concreto dei colleghi le consentirà di viverlo senza ansie supplementari, anzi, con la consapevolezza di avere, là in ufficio, dei tifosi speciali.

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