Putana o bussolà durante le festività scordarsi la dieta

DOLCE NATALE. Sono più d'uno i lievitati vicentini alternativi al Pandoro
Nell'anno dei mille concorsi sul panettone, scopriamo la tradizionec v

Giulia Armeni Il "Re del cioccolato", il pasticciere-guru televisivo Ernst Knam, lo annovera tra le prelibatezze venete inserendolo, con tanto di citazione della testimonianza visiva forse più antica e autorevole, l'affresco del Fasolo in villa Caldogno, tra le selezionatissime specialità del suo "La versione di Knam: il giro d'Italia in 80 dolci".Ma il bussolà vicentino (ben diverso dal cugino bresciano che porta lo stesso nome), dal 2011 De.Co nella versione originale calidonense, non è solo un piatto di palladiana memoria, sulle tavole da secoli come ciambella dolce da abbinare, spesso, a vino o zabaione.È anche - soprattutto in accompagnamento alla crema invernale a base d'uovo, zucchero e marsala - un dolce natalizio che ben rappresenta la tradizione culinaria vicentina.Sulla tavola delle feste il bussolà, magari preparato con farina di mais "Pignoletto d'oro" recentemente riscoperto, sembra trovare la sua naturale destinazione, pur restando un dessert ideale durante tutto l'anno.Ma granella di zucchero, uvetta, grappa e, a seconda della ricetta, miele e canditi, ne fanno un mix perfetto di sapori natalizi in grado di rivaleggiare persino con i ben più celebri panettone e pandoro.Farina gialla, frutta secca, burro in abbondanza quando non strutto, acquavite italiana, pane raffermo: ingredienti tipici di una cucina, quella vicentina, parca e frugale, ma in grado di dare origine ad altri e conosciuti dolci perfetti nel periodo festivo.Dall'immancabile "putana", con mele, fichi secchi, pinoli e farina di mais Marano al "macafame", che utilizza anche noci, mandorle, cannella (o anice stellato e foglie di lauro), dalla "fugassa" alla "treccia di Thiene" con scorza di arancia e cedro canditi.Nella dispensa "povera" che da avanzi e materie prime basiche impastate con fantasia e creatività ha generato tutto un filone di cucina del riuso, spicca anche, storicamente cucinata per l'Epifania, la "pinza vicentina": anche per questa torta bassa ritornano (e così anche nella rievocativa "Gata" dei pasticceri di Assoartigiani) farina di granoturco, mandorle, uvetta, fichi, canditi, grappa, strutto e, fondamentali, semi di finocchio.Dono gastronomico tra i più ricorrenti in terra berica nonostante le origini veronesi è il mandorlato ma, adatti da impacchettare e regalare, sono anche i biscotti "zaletti", i "pandoli di Schio", i "parpagnacchi".

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