PREZZEMOLO CURIOSO


L´INGREDIENTE. Erba conosciutissima, si presta a un´infinità di utilizzi

Dal risotto alla zuppa con formaggio, può diventare anche una salsa per accompagnare la carne. Ottimo perfino per dare un tocco profumato al dessert

Il prezzemolo ovvero pressémolo, parsémolo, persémolo, parsìmolo. Con un po´ di fantasia potrebbe essere l´inizio di una filastrocca, invece è la pianta più nota e più utilizzata in cucina, nell´erboristeria medica e nella cosmesi fin dai tempi antichi. Le prime notizie sul prezzemolo, infatti, risalgono al 500 a. C. quando, evidentemente stanchi di cercare in lungo e in largo questa pianta tra mille altre, i macedoni decisero di coltivarla. La battezzarono petreselinon e, a prova di quanto fosse celebre e di quanto i suoi usi variassero dal cibo alla medicina, il prezzemolo fu anche vezzo e simbolo di distinzione. Prima di essere sostituito dall´alloro, raccolto in piccoli mazzetti intrecciati tra loro a mo´ di corona, era proprio il prezzemolo a ornare le teste blasonate durante le assemblee pubbliche.
“P” come prezzemolo e “p” come protagonista: le iniziali coincidono. È stato al centro della 24esima edizione della “Festa dei fiori” al Molin Vecio di Caldogno, con cena a tema e litografia del geniale Galliano Rosset.
Da sottolineare, tra i piatti della serata, la vellutata di radice di prezzemolo e morlacco. Una zuppa, spiega Boschetto, ideale per l´estate, perché va servita non calda. Le radici dell´erba, pelate e tagliate a rondelle, si sposano benissimo con scalogni, patate, l´olio d´oliva e un semplice brodo vegetale. Con l´aggiunta di un bicchiere di vino bianco e, solo alla fine, due cucchiai di morlacco, il profumo che emana la zuppa è già un´anticipazione della ricchezza di sapori che esplodono nel palato fin dal primo assaggio.
Fra i primi piatti, da segnalare un risotto alle erbette la cui ricetta, come tradizione del Molin Vecio, cambia ogni mese approfittando, di volta in volta, delle piante aromatiche di stagione. Il prezzemolo, al pari di tutte le altre erbe, è aggiunto solo al momento della mantecatura per garantirne la conservazione dei profumi e la consistenza. Il tutto si traduce in una portata ricca di sapori, difficilmente riconoscibili almeno per i non addetti ai lavori. Ci sono il timo e la maggiorana, la menta, il basilico e l´erba cipollina in un brodo arricchito da foglie di levistico.
Tra i secondi (quello della serata è stato servito dopo un sorbetto alla rosa canina) da sottolineare un filetto di maialino in crosta d´aneto. Ad accompagnarlo, zucchine grigliate al pesto di prezzemolo e patate arrosto al profumo di timo e santoreggia.
Un´infusione di erbe all´interno della panna con ciliegie e cristalli di maresina è invece il dessert. Nonostante la presenza del prezzemolo sia appena accennata, il gusto lascia comunque il segno nel palato. La novità, in questo caso, è la totale assenza di zucchero sostituito da una semplice foglia di stevia, un dolcificante naturale originario dell´America latina.
A pensare il menù e realizzarlo sono i cuochi Ilaria e Igor, che di Baschirotto sono i figli, coadiuvati da Valentino Cortese, Tommaso Franchin e Marco Dalla Via.

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