Presto la sentenza per i 5 carabinieri

DUEVILLE. Tra una settimana il gup deciderà sulle richieste del pm sulle indagini antidroga
«I 5 Cc da condannare»
«No, eseguiti gli ordini»
Nove ore di serrata udienza per il delicato caso che coinvolge 11 militari in servizio alla locale stazione. Verdetto tra sette giorni

Il pubblico ministero Luigi Salvadori ne è convinto. Quelle tre indagini antidroga condotte dai carabinieri di Dueville nel 2011 sono state condotte con metodo illegale: e i cinque carabinieri scelti che ieri hanno scelto di farsi processare all´udienza preliminare col rito abbreviato meritano la condanna. A Fabrizio Belmonte, di 31 anni, Giampiero Di Risio e Umberto Restivo di 35 anni, Roberto Tesse di 34 e Giuseppe Minotti di 31, secondo il pm devono essere inflitti da 10 mesi a 1 anno 10 mesi di reclusione senza condizionale. Il motivo? Perché, insiste Salvadori, i cinque assieme a sei superiori e colleghi - i marescialli Giuliano Forlano, 45 anni, all´epoca comandante della stazione, Francesco Franzese e Paolo Speciale, entrambi di 43, ,l´appuntato scelto Vincenzo Abram di 42 e i militari scelti Angelo Landolfa, 28 anni, e Antonio Laricchia di 29 anni, - hanno disegnato una trama costellata di reati che a vario titolo sono di concussione, concorso in spaccio di droga, peculato, sostituzione di persona e falso. Si tratta, come si legge, di reati molto gravi, le cui pene edittali arrivano a un cumulo elevatissimo, anche se il pm Salvadori colloca i reati in un´ambito investigativo condotto in maniera deviato. E per questo chiede il rinvio a giudizio degli altri sei militari, difesi dagli avv. Andrea Balbo, Francesco Rucco, Gaetano Franzese e Marta Rossi, i quali a loro volta sollecitano il «non doversi procedere».
A contrastare la tesi della procura sono stati soprattutto i legali Cesare Dal Maso e Michela Betto perché a processo erano i loro cinque militari sul conto dei quali tra una settimana il gup Dario Morsiani emetterà la sentenza. In pillole la tesi dell´avv. Dal Maso è che i cinque hanno eseguito gli ordini: «Quando il maresciallo ordina i carabinieri eseguono, anche perché erano convinti della legittimità delle indicazioni impartite nel contrasto allo spaccio della droga». La responsabilità dei militari sarebbe stata quella di avere usato dei confidenti in maniera illecita per far arrestare gli spacciatori. All´udienza sono imputati a vario titolo di spaccio, furto, rapina e lesioni anche i marocchini Wissam Fajr, 22 anni (avv. Sara Motta) e Abdelilah Aouinati, di 21 anni (avv. Gianluca Alifuoco). Per Fajr il pm ha sollecitato 4 anni 4 mesi di reclusione.
A pesare soprattutto sul conto dei marescialli, la «scheda furba», come l´ha chiamata il pm Salvadori. Cioè una scheda sim dedicata per le comunicazioni tra carabinieri e infiltrati. Scheda poi intercettata dalla finanza. Ma i difensori hanno spiegato che l´obiettivo dei sottufficiali era la lotta allo spaccio senza violare la legge. «Il loro fine l´arresto degli spacciatori, nessun tornaconto personale, solo la salvaguardia della collettività», hanno tuonato Balbo, Rucco e Franzese. Possono essere condannati per questo?

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