Prese a coltellate il padre «Non voleva ucciderlo»

DUEVILLE. L'aggressione è avvenuta nel novembre dello scorso anno nell'abitazione di famigli

Secondo la procura non si è trattato di un tentato omicidio. Luca Cerasoli ha quindi patteggiato un anno e nove mesi per l'accusa di lesioni gravi

Con quel fendente, sferrato a suo padre, non voleva ucciderlo. E per questo l'accusa nei confronti di Luca Cerasoli, studente universitario di 21 anni, è stata derubricata da tentato omicidio premeditato a lesioni gravi (sempre con l'aggravante della premeditazione). Ieri, al termine dell'udienza preliminare, davanti al giudice Stefano Furlani, il ragazzo, difeso dall'avvocato Michele Carotta, ha patteggiato un anno e 9 mesi di reclusione. L'episodio era avvenuto nel novembre dello scorso anno nella bifamiliare di via Malaparte 6, nella frazione di Povolaro di Dueville. Dopo essere stato gravemente ferito dal figlio, Marco Cerasoli, 51 anni, manager in attesa di occupazione, venne trasportato al San Bortolo e operato per la perforazione di un polmone. Ricoverato in terapia intensiva e rimasto in prognosi riservata per alcuni giorni, il 51enne non è mai stato però in pericolo di vita. Una circostanza, questa, fondamentale per derubricare l'aggressione da tentato omicidio a lesioni gravi.L'EPISODIO. La mattina in cui è avvenuta l'aggressione ai suoi danni da parte del figlio, Marco Cerasoli si trovava nello studio di casa. Stava ascoltando della musica. Il figlio Luca, iscritto alla facoltà di Beni culturali all'Università di Padova, lo aveva raggiunto e, senza farsi sentire, lo aveva affrontato e colpito con una pugnalata. I carabinieri, nel momento in cui hanno arrestato il giovane, fino a quel momento studente irreprensibile, gli avevano trovato e sequestrato un appunto che teneva nella tasca del pigiama. Si trattava del messaggio di addio da digitare con il cellulare del padre (da spedire poi alla madre) in cui annunciava la sua intenzione di farla finita. Elementi che hanno indotto gli inquirenti a contestargli la premeditazione. Imputazione confermata nel capo d'imputazione con cui l'universitario era stato rinviato a giudizio dal pubblico ministero Claudia Brunino.LE PERIZIE. Secondo le perizie discusse nell'incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta a suo carico, Luca Cerasoli era stato considerato dagli esperti del tribunale sano di mente e quindi in grado di intendere e volere la mattina in cui accoltellò il padre Marco. Davanti al giudice per le indagini preliminari, nel giugno scorso, deposero lo psichiatra Diego Arsiè, l'anatomopatologo Andrea Galassi e anche l'esperto informatico Doraldo Santagiuliana. Che riferì come nel personal computer del giovane era riportato e spiegato tutto il suo folle progetto criminale con tanto di articoli e appunti per uccidere il papà e poi simularne il suicidio. Il movente dell'aggressione, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il profondo rancore che il ragazzo nutriva nei confronti del padre, determinato, soprattutto, dal pessimo carattere di cui accusava il genitore. Anche se nel momento in cui è stato arrestato avrebbe confidato ai carabinieri che lo stavano accompagnando in caserma che non riusciva a spiegarsi il motivo di quel terribile gesto. «Io gli voglio bene», aveva aggiunto.

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