Pozzi inquinati a Vivaro

Nella frazione l´approvvigionamento idrico privato viene considerato una risorsa
Pozzi inquinati a Vivaro
«Lo si sapeva dal 2004»
In quell´anno il sindaco informò che nell´acqua c´erano i solventi ma non scattò alcuna ordinanza

A Vivaro l´acqua dei pozzi sgorga limpida e fresca, ma purissima non lo è, tanto che è di questi giorni l´ordinanza di non potabilità. Ma il problema è che l´inquinamento da solventi esiste da anni, almeno dal 2004. Lo documenta un´informativa del 30 giugno di quell´anno emessa dalla giunta Bertinazzi. Poche parole, nessun divieto di bere, ma semplicemente l´annuncio che i limiti eranpo diventati più restrittivi e l´acqua non era potabile a causa dei livelli di composti organo-alogenati, ovvero solventi.
Ma perchè in quell´occasione non venne emanata alcuna ordinanza contro l´utilizzo dell´acqua a scopo potabile? Se lo chiede anche l´attuale assessore alle politiche ambientali Paolo Ronco, che esprime qualche perplessità sul comportamento della giunta di allora.
«Non voglio giudicare nessuno, ma se fossi stato io ad amministrare 11 anni fa avrei fatto comunque un´ordinanza per gli allacciamenti o i sistemi di trattamento», dichiara l´amministratore. «Quello che non accetto è che nel 2015 ci siano ancora case senza acqua potabile. Il recente provvedimento del sindaco deriva da una segnalazione che ci è arrivata dall´Ulss a fine 2014. Noi abbiamo quindi dato il via alle analisi scoprendo che rispetto al 2004 la situazione è parzialmente migliorata, ma la presenza della sostanza oscilla, in base alla zona, tra gli 8 e i 25 microgrammi per litro, quando il limite è 10».
Il sindaco del 2004 si difende prendendosela con le normative. «La legge non ci permetteva di obbligare i cittadini ad allacciarsi all´acquedotto», spiega. «Potevamo solo consigliare di non bere quell´acqua, cosa che abbiamo fatto passando famiglia per famiglia».
E paradossalmente nessuno ha la certezza che il suggerimento sia stato accolto da tutti i vivaresi con l´acqua non potabile in casa. «La popolazione di Dueville è affezionata all´acqua che sale dai propri pozzi. È un approccio privatistico e al tempo c´era una sensibilità diversa per questi problemi», aggiunge Ronco. «Nel 2004, infatti, la popolazione di Vivaro è stata informata della non potabilità e nel 2007 è stata potenziata ed estesa una porzione di acquedotto già presente a Vivaro con un investimento di 400 mila euro da parte del gestore della rete idrica. Su 88 allacciamenti eseguiti, gratuiti per l´occasione, sono stati attivati solo sei contratti di approvvigionamento. In altri Comuni, con problemi ambientali di questo tipo, non c´è stato bisogno di un´ordinanza per far si che i cittadini si allacciassero». Secondo l´assessore la strada ormai è tracciata. «Verosimilmente l´Unione Europea nei prossimi anni potrebbe abbassare il limite a 5 microgrammi per litro. Non possiamo far finta di niente, è arrivato il momento di pensare ad un acquedotto per Dueville. E noi stiamo lavorando in questo senso. Intanto, un nostro obiettivo a breve termine, è posare una nuova condotta in via Cresole».

NORMATIVE E SALUTE
«I composti organo-alogenati sono definiti sostanze sospette cancerogene,

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venerdì 08 maggio 2015 PROVINCIA, pagina 30

NORMATIVE E SALUTE
«I composti organo-alogenati sono definiti sostanze sospette cancerogene, però i limiti sono calcolati sul dosaggio massimo che non provoca effetti agli animali nei test di laboratorio per poi essere diviso minimo per 100». A spiegarlo è il dottor Paolo Coin, direttore del servizio Igiene e Sanità Pubblica dell´Ulss 4.
«Dal punto di vista tossicologico chi ha bevuto dai pozzi con molta probabilità non starà male. Dal punto di vista legale, però, quell´acqua non è potabile. Il motivo? I limiti sono calcolati per prevenire. Si interviene prima che insorga la patologia. Tuttavia l´epoca dei pozzi artesiani è finita. Con la rete idrica le criticità si risolvono in una settimana, cosa impossibile quando ci sono mille pozzi privati. Questo è certo». M.B.

«Il sindaco ha il potere di firmare un´ordinanza»

«In molti a Dueville pensano che l´acqua di un pozzo privato sia più sicura di quella dell´acquedotto. È uno strano approccio: solo quest´ultimo può dare la certezza di cosa si beve perché vengono fatte analisi complete. Accertamenti troppo onerosi per ogni singolo privato che utilizza i pozzi per l´approvvigionamento idrico».
E così che la pensa Lorenzo Altissimo, direttore del Centro Idrico di Novoledo.
Altissimo non biasima l´amministrazione comunale in carica nel 2004, che non ha obbligato i cittadini ad allacciarsi all´acquedotto e non ha ordinato di non utilizzare l´acqua a scopi potabili.


«Al tempo non c´era la delibera della giunta regionale n.618 del 29.04.2014, atto che fornisce i mezzi e da forza ai Comuni per far rispettare le norme in questi casi. Non c´era lo strumento giuridico – dichiara – ma c´erano dubbi su un eventuale abuso di potere».


La pensa in modo diverso l´esperto Dario Meneguzzo, avvocato che si occupa di diritto amministrativo. «Per il testo unico degli enti locali il sindaco ha da sempre il potere di emanare un´ordinanza contingibile e urgente in casi di particolare gravità”» dichiara.
«Teoricamente, dunque, poteva vietare l´uso potabile di quell´acqua, aveva gli strumenti giuridici per poterlo fare».

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