«Pd, basta baruffe: ricostruiamo il partito»

POLITICA. Oltre 200 persone alla Festa democratica di Povolaro. La base rimprovera soprattutto le troppe spaccature interne e attende a breve una nuova leadership
Il messaggio dei militanti vicentini alla dirigenza: «Torniamo al centrosinistra compatto delle origini» E a settembre parte un corso per amministratori

 Ti aspetti pianto e stridore di denti, e invece il Pd s'inventa la "Festa democratica" e riunisce 200 persone da tutta la provincia in una calda sera d'estate con i Mondiali in tv. Niente musi lunghi, tanta voglia di ricominciare.«Siamo abituati a ripartire - sorride la giovane militante bassanese Giulia Cunico - e dopo il 4 marzo abbiamo registrato parecchi nuovi iscritti. Quello che ci manca è un leader a livello sia nazionale che regionale. Spero che dopo l'assemblea del 7 luglio si vada al congresso ed emerga qualche figura nuova; di quelle delineate finora nessuna è convincente».Che il momento sia difficile lo sostengono un po' tutti, ma nessuno vede nero. «Sono mancati i voti, questo è innegabile - osserva Antonio Carollo, 70 anni, della sezione di Lugo - Calvene -. Ma non sono spariti, sono solo in prestito. In molti a sinistra hanno votato Cinque stelle, credo si siano pentiti. In questi sei anni al governo abbiamo fatto cose straordinarie, abbiamo risollevato un Paese che aveva un Pil negativo. Abbiamo peccato solo nella propaganda, non è bastato parlare delle cose fatte: gli altri hanno sparato balle a tutto spiano e gli italiani ci sono cascati. Ma se ne accorgeranno presto, tempo un anno e si torna a votare, sicuro». «Dire che il Pd ha sbagliato è una semplificazione - osserva Lidia, militante di Dueville -. La crisi della sinistra si inserisce una crisi sociale molto più profonda, un impoverimento culturale che dura da 30 anni con responsabilità molto diffuse, dai sindacati ai media. Nei momenti di crisi spesso si scelgono le scorciatoie e vincono gli slogan aggressivi, che fanno più presa su questo elettorato. Soluzioni? Tornare alle origini, allo sforzo per compattare tutto il centrosinistra. Stare insieme significa a volte anche saper fare mezzo passo indietro per il bene comune». Anche alleandosi con il Movimento 5 stelle? «No, credo sia giusto che si siano messe insieme le due coalizioni che hanno preso più voti. E poi se ci fossimo alleati già mi immagino le reazioni, sarebbe stato impossibile governare. Di Maio e Salvini hanno fatto quello che avrebbero fatto Moro e Berlinguer; la statura è ovviamente diversa, questi sono i leader che abbiamo. Ma lo Stato va governato».«Serve un bagno di umiltà - sentenzia Attilio, che non ha la tessera ma è un simpatizzante - e poi si riparta dai valori del centrosinistra. Stavolta con una voce unica: la gente è disorientata da tutto questo astio e liti interne. Basta baruffe: serve una linea. Renzi? Meglio se resta fuori».«Se il partito decide una linea, va seguita quella - ribadisce Mariangela Gritta Grainer, parlamentare dal 1994 al 1996 -. Soprattutto in occasione del referendum, un pezzo importante del partito ha lavorato contro la proposta di Renzi. È il danno è stato enorme, non solo per il risultato, ma per l'immagine del Pd. Va ricostruita una comunità di partito». Alle porte, nel 2019, ci sono le elezioni amministrative in 90 Comuni della provincia. «Sfide difficili come Schio e Bassano - osserva il segretario provinciale Chiara Luisetto - ma noi stiamo già lavorando verso dei percorsi moderati per gestire le città. E a settembre partirà un percorso di formazione aperto a tutti i futuri amministratori. Il mondo è cambiato, vogliamo essere utili al territorio».

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