"Pas Dosé" metodo classico

IL VINO. La Cantina di Costabissara ha realizzato un suo progetto
Ecco le bollicine di Ongaresca
Chardonnay e Pinot nero in proporzione di 70 a 30 Una produzione iniziale di duemila bottiglie

Nel 2013 avevamo lasciato Sergio Traverso, titolare assieme a Lorenzo Sinico della cantina Ongaresca, mentre annunciava l´avvio della produzione di uno spumante che si sarebbe affiancato a merlot, pinot nero, sauvignon, pinot grigio e chardonnay nella linea produttiva aziendale. «Stiamo producendo un vino con uvaggio di chardonnay al 70% e pinot grigio al 30%, per il quale facciamo la presa di spuma in Trentino. I risultati li vedremo fra qualche anno», così diceva. Ecco, ora ci siamo. Perché sta per essere immesso nel mercato il Pas Dosé metodo classico che sembra destinato a dare diverse soddisfazioni all´azienda di Costabissara. Lo conferma il consulente Andrea Bottaro, enologo già collaboratore di importanti realtà vitivinicole quali Beato Bartolomeo da Breganze, Cantina di Soave, Viticoltori d´Italia. «Questa del pas dosé è una bella scommessa, testimonianza delle sorprendenti qualità dei vini di Costabissara. Non stiamo infatti parlando di una zona tradizionalmente vocata alla produzione vinicola. Tuttavia qui c´è un elemento che fa la differenza ed è il microclima. Questo lembo di terra, incastonato tra le Prealpi e l´inizio della pianura padana, beneficia di un particolare gioco di correnti che genera una notevole escursione termica fra il giorno e la notte. Questo fattore, unito certamente anche alle peculiarità di terreni argillosi e calcarei, è determinante per la qualità del vino».Pas Dosé, quindi nessun rabbocco con sciroppo di dosaggio. Una scelta coraggiosa.«Siamo andati controcorrente rispetto alle tendenze del mercato che attualmente privilegia sapori più zuccherini. Ma l´attenzione alla qualità è un tratto distintivo di Ongaresca. La tecnica di coltivazione è quella del cordone speronato, con cariche di gemme molto limitate. Abbiamo inserito cloni di chardonnay e pinot nero, orientandoci verso un blend 70/30 tipico da champagne. Da subito abbiamo scelto il metodo classico con fermentazione a temperatura controllata, presa di spuma nella primavera successiva e affinamento in bottiglia sui lieviti per trentasei mesi. Insomma, abbiamo voluto puntare in alto e devo dire che il risultato è assolutamente soddisfacente. Il Pas Dosé è un vino intenso, di grande finezza, con un bouquet floreale assai variegato: un grande vino da aperitivo, da gustare anche a tutto pasto, soprattutto con piatti di pesce. Per ora è prevista una produzione di duemila bottiglie, ma è nostra intenzione sviluppare ancora di più le vendite anche per aggredire il mercato estero in cui lo spumante italiano sta ritagliandosi spazi importanti».Sarà per questa ragione che diversi produttori locali sono sempre più attratti dalla prospettiva di produrre le bollicine? O la nostra zona in realtà ha delle potenzialità ancora inespresse?«Forse sono vere entrambe le considerazioni. Senza dubbio lo spumante sta guadagnando molto terreno. Il Prosecco fa la parte del leone, ma anche altre etichette stanno via via distinguendosi. Dall´altro lato, vorrei sottolineare le capacità imprenditoriali dei nostri produttori che sono stati capaci di valorizzare il territorio e lavorare molto sulla qualità. Io credo che le prospettive siano incoraggianti e che vini come il Durello metodo classico o gli spumanti da uve vespaiola abbiano le carte in regola per raccogliere importanti successi sui mercati nazionali e internazionali».o

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