Organizzano la bancarotta: tre in manette

INCHIESTA. La banda avrebbe spogliato un´azienda, ricostituendola con un altro nome ma senza tutti i debiti. Sarebbero sparite le carte e alcuni beni di Antiqua Marmi

In cella Gianni Colbachini, patron di Studio Giada Sono ai domiciliari gli amministratori della società Altri due gli indagati a piede libero dal pm Pecori

La bancarotta pianificata a tavolino vale tre arresti. Compreso quello, clamoroso, del “consulente”. All´alba di ieri, guardia di finanza e polizia hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice Stefano Furlani, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Paolo Pecori. In cella è stato accompagnato Giovanni Battista Cobalchini, detto Gianni, 57 anni, residente a Vicenza in via Cecchi, domiciliato a Dueville in via Lago di Garda; ai domiciliari invece Giuseppe Toniolo, 55 anni, già agli arresti in casa a Sovizzo in via Costamaggiore, e Sergio Soldà, 39 anni, originario di Arzignano, oggi residente a Vestenanova, nel Veronese. Sono accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, anche postfallimentale, e di usura. Difesi dagli avv. Paolo Marson, Francesco Murgia e Alberto Pellizzari, saranno interrogati nei giorni prossimi. La procura ha indagato, in stato di libertà, anche Davide Cobalchini, 31 anni, figli di Gianni, residente a Dueville, e Vittorio Zilio, 48 anni, di Boara Pisani, nel Padovano.
L´inchiesta, seguita dagli investigatori del quarto gruppo (il pool di detective in procura che si occupa di reati fallimentari) e dalla Tributaria delle fiamme gialle col tenente colonnello Dametto, è legata al fallimento della “Antiqua marmi srl” di via Ceccato a Montecchio. Un´azienda che secondo i finanzieri e i poliziotti della procura era stata “preparata” al fallimento con una serie di operazioni compiute da Soldà, socio unico e amministratore dal 2008 al 2013, quando venne nominato liquidatore Toniolo. Un crac organizzato dai Colbachini, già al centro di altre indagini. Va ricordato che, in modo casuale, nei mesi scorsi - nel corso di una perquisizione, per altre ragioni, in un appartamento di Colbachini, venne arrestato Toniolo: era nascosto con la documentazione della ditta, che il curatore Luca Bonardi non riusciva a trovare.
Fin dall´inizio del 2013, “Antiqua” era stata sottoposta a numerose procedure giudiziarie da parte dei creditori non pagati. Era stata creata così una newco, denominata “Centro marmi international srl”, con sede a San Giovanni Ilarione, intestata formalmente ad una ex dipendente di “Antiqua”, ma gestita da Soldà; era subentrata alla fallita nell´attività, nell´uso dei beni, di attrezzature e del capannone, ma anche nell´avviamento e in parte nel personale. Tutti gli utili erano stati trasferiti senza alcun corrispettivo; liquidatore era stato nominato Toniolo, una testa di legno, che si era nascosto con le fatture. E Soldà aveva così scaricato il passivo; ma di “Antiqua” non restava più nulla. Sarebbe sparita fra l´altro una Jeep, oltre a dei titoli.
Regista dell´operazione illecita sarebbe stato, per i detective dei luogotenenti Conte e Agugiaro e del sostituto commissario Castrilli, Colbachini, con l´aiuto del figlio: il suo “Studio Giada” si sarebbe occupato della gestione delle pratiche, oltre che della strategia. Padre e figlio sono accusati anche di usura, in relazione agli interessi pretesi su alcuni assegni. Un ruolo marginale lo avrebbe avuto Zilio, che con la sua società “Milan consulting srl” avrebbe acquisito delle quote di “Antiqua” per 2 mila euro: soldi poi sottratti al curatore. L´indagine è agli inizi; quante sono le società fatte fallire come “Antiqua”?
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