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Operazioni illegali Condannati cinque carabinieri

Si è chiuso il lungo dibattimento per i militari della stazione
Un sesto militare è stato assolto Pene più lievi rispetto a quelle chieste dalla procura, ma restano le accuse di peculato e concussione

Diego Neri Cinque condanne, a pene meno pesanti rispetto a quelle sollecitate dalla procura, e un'assoluzione. Si è chiuso ieri poco dopo mezzogiorno il lungo dibattimento a carico di sei carabinieri che in passato erano in servizio per la stazione (ora tenenza) di Dueville. Condannati anche due dei tre civili che erano finiti a processo con loro. Il collegio presieduto da De Stefano (giudice Garbo e Taschin) ha accolto in parte la ricostruzione del pubblico ministero Salvadori, e - in attesa di leggere le motivazioni - hanno ritenuto che sia stata compiuta illegalmente almeno un'operazione antidroga. Sconcerto fra le difese, che ricorreranno in Appello per dimostrare l'innocenza dei militari. LA SENTENZA. I militari sono stati ritenuti responsabili a vario titolo di sostituzione di persona, falso, induzione indebita (la concussione lieve), peculato, spaccio di droga e rifiuto di atti d'ufficio. Il tribunale ha inflitto due anni e sette mesi di reclusione (e due anni di interdizione dai pubblici uffici) al maresciallo Francesco Franzese, 46 anni, di Dueville (il pm aveva chiesto 6 anni), al carabiniere scelto Angelo Landolfa, 32 anni, di Dueville (5 anni e mezzo), e all'appuntato scelto Vincenzo Abram, 46 anni, di Villaverla (5 anni); 6 mesi e mille euro di multa per il carabiniere scelto Antonio Laricchia, 33, di Caldogno (2 anni e 10 mesi), e 6 mesi per il maresciallo Giuliano Forlano, 49, di Dueville, che all'epoca comandava la stazione (20 mesi). Assolto da tutte le accuse il maresciallo Paolo Speciale, 47 anni, di Caldogno (chiesti quasi 5 anni). Ancora: 6 mesi per Abdelilah Aouinati, 24 anni, di Monticello Conte Otto, e per Dusko Paic, 25, di Monticello Conte Otto; assolto Matteo Segato, 29, di Dueville (10 mesi e 1.200 euro).LA VICENDA. I fatti risalgono al 2011, quando scattò l'indagine avviata da una sim-card acquistata da un militare col documento di un altro. La sim, intercettata dalla Finanza, diede il via all'inchiesta del pm, che l'ha portate avanti con determinazione. Inizialmente vennero indagati 12 carabinieri; quattro scelsero il rito abbreviato, due vennero condannati ma in marzo sono stati tutti assolti in Appello. Sei anni fa per 5 militari scattò, dopo un lungo braccio di ferro fra procura e tribunale, il divieto di dimora a Dueville. Va detto che l'Arma non ha mai sospeso i militari coinvolti, e si è limitata a trasferirli in attesa della sentenza definitiva; ora coloro che sono stati condannati per le accuse più pesanti rischiano la sospensione dal servizio, e ieri hanno ascoltato la sentenza alla presenza dei famigliari con le lacrime agli occhi. Per la procura, come sostenuto dal pm Salvadori, la responsabilità dei militari è stata quella di avere usato i confidenti in maniera illecita per far arrestare gli spacciatori. Erano tre le indagini antidroga che sarebbero state portate avanti con metodo illegale; per il tribunale, solo per una ci sono le prove. E se i carabinieri scelti protestavano che loro seguivano ordini dei superiori, questi ultimi sottolineano di aver rispettato la legge. Per l'accusa, invece, per nascondere i metodi contrari alla norma avevano realizzato verbali falsi. LA CITAZIONE. «Indro Montanelli ha scritto che si chiede che i carabinieri mettano le mani nell'immondizia ma non si accetta che si sporchino le mani. Noi dimostreremo che questi militari avevano le mani pulite», hanno detto gli avv. Guerra e Balbo.

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