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Non minacciò il socio con la pistola

DUEVILLE. Assolto Pesavento, il presidente della Casearia e del Consorzio fra i caseifici dell´altopiano di Asiago.

Tolettini Il giudice stabilisce che non usò la pistola e lo intimidì. Il pm aveva chiesto 20 mesi. «È stata fatta giustizia, era tutto un complotto»

Il libro “veleni e ripicche” nella gestione della Casearia dell´Altopiano di Dueville, azienda da 24 milioni di euro che commercializza prelibatezze dei nostri monti fino in Russia e Giappone, si arricchisce di un nuovo capitolo. Il presidente Giuliano Pesavento intasca una vittoria giudiziaria sottoforma di assoluzione piena “perché il fatto non sussiste” dal sospetto di avere minacciato con una pistola l´ex socio Giovanni Battista Turrina. Mezz´ora di camera di consiglio consentono al giudice Deborah De Stefano di stabilire l´innocenza di Pesavento, 66 anni, di Asiago, finito sul banco degli imputati per porto abusivo di una pistola poi sequestrata, una Arminius calibro 38 special; minacce aggravate perché avrebbe mostrato l´arma a Turrina, 69 anni, di Villafranca, dicendogli: «So dove sei, ti vengo a prendere da Rossetto, ti faccio a pezzi, te la faccio pagare questa volta, ti distruggo». Il tribunale dice che non è vero, perché accoglie in pieno la tesi dell´avvocato Marco Dal Ben che definisce infondati tutti e tre i capi d´imputazione, poiché non c´era prova che i fatti si fossero svolti come denunciati dall´imprenditore veronese. «È una grande soddisfazione - spiega Pesavento alla lettura del verdetto - perché mi volevano deligittimare e distruggere per impossessarsi della Casearia». È la primavera 2010 quando i soci Pesavento e Tiziano Matteazzi da una parte; Turrina e Paolo Zentilini dall´altra, arrivano ai ferri corsi per il controllo della società che vende all´ingrosso formaggi di qualità come Asiago, Grana, Bastardo e Originale, prodotti sull´altopiano dal Consorzio fra i caseifici presieduto da Pesavento. In questo contesto entra in gioco anche il comandante della forestale di Asiago Isidoro Furlan, ora in servizio a Trento, che su denuncia di Turrina, dopo il via libera del pm Gianni Pipeschi, nel dicembre 2010 perquisisce l´abitazione di Pesavento e sequestra la sua pistola. «Pesavento mi ha intimidito mostrandomela», accusa Turrina. «Nella relazione di polizia giudiziaria - spiega l´avv. Dal Ben in aula - Furlan arriva a chiedere al pm Pipeschi di valutare una misura cautelare ai danni di Pesavento». Che non viene presa in considerazione. Ma al termine della discussione il pm d´udienza chiede 1 anno 8 mesi di carcere contro Pesavento, perchè a suo avviso le prove ci sono. Si tratta delle testimonianze fornite da Zentilini e degli indizi raccolti da Furlan, il quale dopo la perqusizione finisce sotto inchiesta perché i carabinieri di Thiene scoprono che il suo comportamento non sarebbe stato trasparente. Perché troppo vicino a Turrina e Zentilini impegnati a battagliare con Pesavento in una partita milionaria con tanti interessi in gioco. «Il fatto di cui è accusato il mio cliente non solo è inventato - attacca l´avv. Dal Ben -, ma le testimonianze contro Pesavento sono inattendibili, come emerge da una valutazione logica dei fatti». «Giustizia è fatta - afferma Pesavento -, era un complotto per impossessarsi di un´azienda in salute che nel 2013 ha incrementato del 15% il fatturato, dà lavoro a 50 persone ed esporta anche in America e Inghilterra». «Ci sono gli estremi per la calunnia», conclude Dal Ben.

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