Noi siamo estranei alla bancarotta

INCHIESTA. La difesa dei due Cobalchini, padre e figlio, interrogati in carcere per il crac della società “Antiqua marmi”
«Noi siamo estranei alla bancarotta»
«Abbiamo suggerito agli imprenditori di portare i libri in tribunale, poi è stato perso il controllo»

«Io non c´entro per nulla con la bancarotta della società “Antiqua marmi”. È vero, mi hanno chiesto delle consulenze, ma io avevo suggerito agli imprenditori di portare i libri in tribunale e di comportarsi di conseguenza. Comunque, in maniera corretta. Non capisco davvero perchè sono qui dentro».
Gianni Cobalchini, 57 anni, di Dueville, assistito dall´avv. Paolo Marson, ha risposto con ordine ieri mattina alle domande del giudice Stefano Furlani che lo ha interrogato al San Pio X, dove il patron di “Studio Giada” è recluso da martedì. Cobalchini è accusato dal pubblico ministero Paolo Pecori di aver orchestrato il crac della società, che è fallita ma è stata spogliata in maniera scientifica, dando vita ad una nuova azienda, che ha assorbito gli utili di “Antiqua”, lasciandole le passività e i debiti, in danno dei creditori. L´indagato ha negato tutte le accuse, anche quella di usura.
Lo stesso ha fatto il figlio Davide, 31 anni, di Dueville, che l´altra sera si è costituito alla guardia di finanza. Ha spiegato che l´attività la seguiva soprattutto suo padre, e che comunque lui con il bancarotta della ditta di Montecchio Maggiore non aveva nulla a che fare. Entrambi hanno chiesto di essere scarcerati.
Lunedì saranno interrogati gli indagati ai domiciliari. Si tratta di Sergio Soldà, 39 anni, di Vestenanova, e di Giuseppe Toniolo, 55, di Sovizzo.

Tagged under: bancarotta

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.