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Niente specchio per Houdini nella corsa continua all´illusione

TEATRO. Felice debutto nella rassegna duevillese del Busnelli Giardino Magico, complice il compositore Mistrorigo

La vita a perdifiato di Ehrich Weisz portata in scena da Andrea Dellai, che ha scritto e interpretato lo spettacolo con la regia di Pino Costalunga

Niente specchi per Harry Houdini. Nulla che possa spezzare l´appagante tepore dell´invenzione con la freddezza della cruda realtà, che possa costringerti a levare gli occhiali scuri per vedere le cose come stanno.
È l´illusione dell´illusionista, il sogno lungo una vita di chi per tutta la vita ha venduto sogni; uno scintillio fugace, ma sufficiente a rischiarare il buio dell´esistenza: quella degli spettatori ma, prima ancora, la propria.
Su questo fulcro fa leva “Volevo essere Houdini”, lo spettacolo scritto e interpretato da Andrea Dellai che l´altra sera ha debuttato con successo al Giardino Magico di Dueville, con la “complicità” del compositore Ian Lawrence Mistrorigo (con lui sulla scena) e con Pino Costalunga alla regia.
E lo fa fin dal titolo, con quel “volevo” che diviene testimonianza immediata e diretta di come il piccolo immigrato ungherese Ehrich Weisz abbia voluto essere altro da sé, partendo dal nome trasformato in Houdini e correndo a perdifiato per tutti i cinquantadue anni della sua vita, di illusione in illusione, di trucco in trucco: perché il trucco c´è – signore e signori – ma l´importante è che non si veda.
Il lavoro di Dellai, partito da un´idea di Mistrorigo, può dirsi riuscito sia sul fronte drammaturgico, sia – pur con la tensione della prima - su quello dell´interpretazione.
Il testo è solido, ben modulato nel fluire delle scene che riavvolgono il nastro della vita di Houdini: la miseria dell´infanzia da straniero a New York, alleggerita solo dalla presenza tenera di una madre che lo sognava medico; i primi passi nel mondo della prestidigitazione per sfuggire alla povertà e alla tristezza della quotidianità; l´incontro con l´amata Bess, moglie e compagna di magiche avventure; e così via, di spettacolo in spettacolo, protagonista e vittima al tempo stesso di una fama madre e matrigna, da alimentare senza sosta, osando sempre di più, inventando sempre nuovi trucchi con i quali soddisfare le masse affamate di illusione. Fino a sfidare la morte, fra brividi di esaltazione e di terrore. Una vita da mago funambolo, la sua, costantemente in bilico tra il bisogno di notorietà e di ricchezza da una parte e il rischio dell´insuccesso e dell´oblio dall´altra.
Sostenuto da un testo convincente e da una regia pulita, il monologo è piacevolmente dinamico e fuso con equilibrio alla proiezione di filmati originali ai quali assiste lo stesso Dellai-Houdini, in una sorta di limbo nel quale lo ritroviamo alle prese con il proprio passato e in compagnia di un curioso personaggio (che non sveleremo), interpretato da Mistrorigo, colonna sonora vivente dell´allestimento.
Il senso adrenalinico dell´esistenza che fu di Houdini, il suo correre senza possibilità di riprendere fiato si ritrova nell´interpretazione di Dellai. Ecco allora che quella che in apertura sembra una recitazione un po´ troppo sopra le righe, persino forzata, di battuta in battuta acquista una sua ragion d´essere (anche se qualche chiaroscuro in più gioverà), raccontando con i toni esagerati l´esagerazione di Houdini, il suo essere eccessivo, personaggio da locandina, scintillante sotto i riflettori dei teatri e colorato, nell´immaginario collettivo, dalle tinte forti dello “spettacolo spettacolare”. Un´illusione costruita con meticolosa caparbietà da Harry: fino a fargli perdere di vista Ehrich, fino a fargli confondere il vero e il falso, il reale e l´illusorio, a beneficio di un pubblico che “vuole essere ingannato” con la stessa tenacia con la quale Ehrich “voleva essere Houdini”.
Spettacolo che merita di essere visto, anche per ricordare un personaggio unico come Houdini e tuffarsi con lui nel suo mondo di coloratissime illusioni in bianco e nero.

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