NEPAL - uno psicologo vicentino va in aiuto dei malati di mente

Lo psicoterapeuta Giovanni Turra trascorrerà un mese a Katmandu

Lo psicoterapeuta vicentino Giovanni Turra passerà un mese a Katmandu a insegnare la psicoterapia della Gestalt a studenti nepalesi di varie estrazioni che già lavorano come educatori, assistenti sociali, psicologi o in altri ambiti. «Da quanto mi risulta - racconta Turra - sono motivatissimi. Ci chiedono soprattutto formazione e sostegno». Lo psicologo vicentino, docente nella sede veneziana dell'Istituto Gestalt Therapy Kairòs, partirà alla volta del Nepal il 16 luglio e tornerà agli inizi di settembre. IL PROGETTO. Turra è l'unico italiano coinvolto nel progetto di formazione in Gestalt therapy nello stato asiatico alle pendici dell'Himalaya. In Nepal scarseggiano i presidi per la salute psichica: le persone affette da malattie mentali sono emarginate, quando non segregate in casa. E il devastante terremoto del 2015, con i connessi traumi, ha ampliato il numero dei malati di mente. Un gruppo di operatori nel sociale, per cercare una cura, ha esplorato vari approcci teorici e clinici in psicoterapia sviluppati in Occidente, per vagliare quale di questi potesse adattarsi al contesto culturale e sociale del loro Paese. Hanno optato per la teoria della Gestalt. Al 2011 risalgono i primi contatti tra l'attivista locale Shambar Thapa e Multidimens, un istituto di Gestalt che aveva operato per 35 anni in Belgio e Olanda. Due formatori belgi, Greet Cassiers ed Ernst Knijff, e uno olandese, Frans Maulmesteer, hanno avviato il programma di formazione a Katmandu nel 2012 con venti allievi. L'obiettivo era istruire i nepalesi affinché poi trovassero il modo di formare i loro connazionali. L'anno scorso Turra ha incontrato i tre formatori, che stavano cercando altri psicoterapeuti da coinvolgere nel progetto. Il professionista vicentino non ha esitato. «Mi ha motivato - racconta lo psicoterapeuta vicentino - l'idea di confrontarmi con allievi appartenenti a una cultura diversa da quella occidentale e l'ammirazione per le capacità di "adattamento creativo" già dimostrate in passato dagli studenti nepalesi». Ma lo psicologo, che tornerà nello stato asiatico un mese all'anno almeno fino al 2019, non si nasconde le difficoltà che possono nascere dall'incontro di due culture così differenti. UN'ALTRA CULTURA. «La terapia della Gestalt - spiega il vicentino - è anche una terapia di tipo corporeo, una terapia del contatto. Ma in Nepal il corpo deve essere nascosto dai vestiti e non è d'uso toccarsi. Dobbiamo tenere conto di questo. Fissato l'obiettivo che la terapia si pone, dovremo confrontarci con gli studenti per trovare altre strade, che non siano il contatto fisico, per raggiungerlo». Si tratterà quindi di essere molto rispettosi della cultura locale e molto delicati nel trasmettere le idee occidentali. Perché, come precisa Turra, «vogliamo evitare ogni forma di colonialismo culturale. Andiamo in Nepal per ascoltare e dialogare con chi ci ha invitato. Perché è l'unico modo per prendere contatto con uno sfondo diverso da quello in cui siamo abituati a operare e rendere fecondo l'incontro».

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