Morto per la buca - Dirigenti pubblici assolti dopo 7 anni

IL DRAMMA. Ieri il giudice ha posto fine alla lunga contesa giudiziaria

Tre funzionari erano accusati di omicidio colposo in seguito all'incidente mortale in Marosticana in cui aveva perso la vita un ragazzo di 18 anni

Tutti assolti. Il giudice De Stefano, nel primo pomeriggio di ieri, ha messo la parola fine ad una contesa giudiziaria che durava da sette anni. Da quando, cioè, uno sfortunato ragazzo di 18 anni moriva in ospedale in seguito ad un terribile incidente stradale. I tre funzionari pubblici chiamati in causa non ebbero responsabilità nella tragedia: il tribunale ha assolto, perché il fatto non costituisce reato, l'ingegner Massimo Dalle Ave, 46 anni, residente in città, funzionario di Amcps (direttore dei lavori), il ragionier Gianfranco Ledda, 68 anni, anche lui residente in città, già direttore di Amcps, responsabile del procedimento, e il geometra Paolo Vialetto, 48 anni, residente in città (assistente ai lavori). La procura, con il pubblico ministero onorario Ghirini, due mesi fa aveva chiesto 4 mesi di reclusione ciascuno per omicidio colposo, ma al termine del dibattimento è prevalsa la linea delle difese, con gli avv. Giovanni e Giulio Manfredini e Lino Roetta.I tre ex dipendenti di Amcps erano stati rinviati a giudizio - sui sei indagati originari - per la morte di Dall'Osto, il giovane di Dueville che il primo maggio del 2010 perse il controllo del suo scooter dopo essere finito, secondo l'accusa, in una buca sull'asfalto. Un anno fa, i famigliari della vittima avevano ritirato la costituzione di parte civile dopo essere stati risarciti da Aim. La loro colpa, secondo la procura, è stata quella di aver «omesso di controllare e di far controllare che i lavori effettuati nel settembre 2008 su strada Marosticana fossero eseguiti a regola d'arte e di provvedere con celerità alla copertura di un'ampia buca». Ancora, non avrebbero chiuso i lavori dopo un adeguato controllo, e non avrebbero chiesto il collaudo dei lavori al Comune. Dall'Osto, ricostruì il magistrato in marzo, si trovò davanti la buca, non segnalata. Le difese dei tre imputati ieri hanno rimarcato che a loro nessuno aveva segnalato il problema, e che è impossibile controllare palmo a palmo 600 chilometri di strade, con il ruolo che rivestivano all'epoca. Non solo: non c'era prova che la moto fosse finita nella buca; il consulente di parte, l'ingegner Frisiero, aveva poi sottolineato che le dimensioni della buca, profonda un centimetro, non erano tali da provocare una turbativa alla circolazione. Ancora, che non c'era alcun obbligo per gli imputati di controllare lo stato dell'asfalto.Della drammatica vicenda si era discusso molto a lungo, soprattutto in fase di indagini e di udienza preliminare; altri tre funzionari erano usciti di scena con l'archiviazione o assolti. La procura aveva chiesto per tre volte l'archiviazione dell'inchiesta. E solo al termine di un'udienza preliminare durata anni, nel settembre 2014, il giudice, dopo perizie e consulenze, aveva ordinato il processo per i tre imputati. Fra i punti al centro della contesa l'organizzazione interna di Comune, Amcps e Aim e i rapporti fra enti pubblici in relazione ai lavori, al loro controllo al termine delle opere e alla responsabilità amministrativa sullo stato delle strade. Era stato necessario l'intervento di un esperto di diritto amministrativo per fare chiarezza.Gli imputati aveva sempre ribadito la loro innocenza. Ieri, dopo sette anni, hanno ottenuto ragione.

Famigliari risarciti con quasi un milione

La famiglia di Matteo, dopo una lunga battaglia, era uscita di scena un anno fa dal processo. Aim (attraverso le assicurazioni) l'aveva risarcita con circa un milione di euro. Nel corso della prima udienza del dibattimento penale, la famiglia Dall'Osto, rappresentata dall'avv. Daniele Accebbi, aveva revocato la costituzione di parte civile. «Dal punto di vista giudiziario le nostre richieste sono state congruamente accolte», aveva detto al giudice il legale. I risarcimenti avevano riguardato non solo i parenti più stretti (genitori e sorella) dello sfortunato scooterista, ma anche i nonni (materni e paterni), gli zii e i cugini. In tutto una ventina di persone che avevano dovuto convivere con la perdita di Matteo che morì in ospedale dopo lo schianto, avvenuto mentre si stava recando in città.

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