Morto a causa della buca - C'è un maxi risarcimento

TRIBUNALE. Tre funzionari di Aim-Amcps devono difendersi dall'accusa di omicidio colposo

Il giovane era caduto dallo scooter in Marosticana
I famigliari escono dal processo dopo avere ricevuto quasi 1 milione. Per tre volte respinta l'archiviazione

Aim (attraverso le assicurazioni) ha risarcito, con circa un milione di euro, i familiari di Matteo Dall'Osto, il 17enne di Povolaro di Dueville, deceduto il primo maggio 2010 lungo strada Marosticana dopo essere caduto con il suo scooter a causa di una buca sull'asfalto. Ieri mattina, nel corso della prima udienza del dibattimento penale che vede imputate tre persone per omicidio colposo, i familiari di Matteo, rappresentati dall'avvocato Daniele Accebbi, hanno revocato la costituzione di parte civile. «Dal punto di vista giudiziario le nostre richieste sono state congruamente accolte», ha detto al giudice De Stefano il legale, su richiesta dei colleghi di Aim.RISARCIMENTI A 20 PERSONE. Alla fine i risarcimenti sono andati non solo ai parenti più stretti (genitori e sorella) dello sfortunato scooterista, ma anche ai nonni (materni e paterni), agli zii (che gli abitavano proprio accanto) e ai cugini. In tutto una ventina di persone che hanno dovuto subire e convivere con la perdita di Matteo che morì in ospedale qualche ora dopo lo schianto, avvenuto mentre si stava recando in città. Oltre ad aver provveduto a ritirare la costituzione di parte civile, la famiglia Dall'Osto, tramite il suo legale, ha chiesto anche il dissequestro dello scooter che da sei anni è ancora in custodia. Da parte di Aim, ieri pomeriggio, la notizia dell'avvenuta rifusione del danno è stata commentata con una breve nota stampa: «L'azienda conferma che è stato raggiunto un accordo transattivo tra le compagnie assicuratrici e i parenti di Matteo Dall'Osto». Anche dalla società di San Biagio vige la massima riservatezza sulla somma corrisposta.IL PROCESSO. Nel frattempo, però, prosegue il dibattimento penale. Ieri è stato fissato il calendario delle prossime udienze che dovrebbe concludersi il prossimo 21 novembre con la lettura della sentenza. Per la morte del diciottenne sono a giudizio in tre. Si tratta dell'ingegner Massimo Dalle Ave, 46 anni, residente in città, in strada Bertesinella, funzionario di Aimcps; del ragionier Gianfranco Ledda, 68 anni, anche lui residente in città, in via Orlando, già direttore di Amcps (entrambi gli imputati difesi dagli avvocati Giovanni e Giulio Manfredini); e ancora del geometra Paolo Vialetto, 48 anni, residente in città, in via Lago Maggiore, e assistito dall'avvocato Lino Roetta. Dal dibattimento sono usciti di scena altri tre indagati. La procura aveva chiesto per tre volte l'archiviazione dell'inchiesta. E solo al termine di un'udienza preliminare durata anni, nel settembre 2014 il gup Stefano Furlani aveva disposto il rinvio a giudizio dei tre fra funzionari e tecnici pubblici ritenendo che dalle indagini fosse effettivamente emersa l'ipotesi di una mancata manutenzione del manto stradale nel tratto in cui Dall'Osto ha perso il controllo del motorino.LA NUOVA LEGGE. Secondo la nuova legge sull'omicidio stradale ora è reato anche la mancata manutenzione. Ed è questo il succo di una circolare inviata nei giorni scorsi dal ministero dell'Interno a prefetture, questure, caserme dei carabinieri e della guardia di finanza. «Il reato di omicidio stradale - spiegano dal ministero - ricorre anche se il responsabile non è un conducente di veicolo, ma chi avrebbe dovuto garantire la tutela della sicurezza».In questo modo comprendendo anche i proprietari e i gestori delle strade nonché i produttori di auto. Da qui l'importanza di un'adeguata manutenzione.

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