Loreta, l’impresa dopo la malattia In bici per chi lotta

Qualche migliaio di euro, uno per ogni chilometro pedalato.

Loreta Pavan, randonneuse per passione e per amore della vita, va più fiera di questo risultato che dell’impresa compiuta in appena due settimane sulla sua bici. E non è un’impresa da poco. «Ho concluso i 1.200 chilometri (12 mila metri di dislivello) della prima edizione del Giro delle 4 Nazioni in 85 ore. È la seconda volta - racconta - che affronto questo percorso; 15 giorni fa, a metà maggio, io e la mia amica Carla Tramarin lo abbiamo testato realizzando un tempo di 88 ore».

Partenza e ritorno da Cogollo del Cengio, puntando Trento, l’Austria, la Germania e la Slovenia, il Friuli e la Marca, con 90 ore di tempo massimo a disposizione per coprirlo. «Per me, però - aggiunge - la cosa più importante non era la randonnée in sé, peraltro bellissima, ma portare avanti il progetto “Alimentazione e tumore” per realizzare un ambulatorio di consulenza nutrizionale nel reparto di oncologia a Vicenza, con visite settimanali per le persone in regime chemioterapico o che hanno affrontato il percorso della malattia».

Un’iniziativa portata avanti dall’associazione “Gli amici del Quinto piano”, gruppo di pazienti, ex pazienti ed amici del reparto del San Bortolo, alla quale la ciclista arcugnanese presta volentieri le sue gambe da quando ha affrontato il cancro al seno. «Il mio motto è “Mai mollare, ce la posso fare”, perché la forza di volontà non è solo necessaria nella vita, ma soprattutto quando ti ritrovi davanti il peso di certe malattie o tragedie». E pensare che lei, questa donna ciclista bionica, era nell’altra vita una imprenditrice abbastanza sedentaria, mentre oggi non sta praticamente mai ferma.

Non ci credete? Il 25 giugno partirà per una nuova impresa, la randonnée delle 999 miglia. Totale 1.650 chilometri per 20.500 metri di dislivello da Roma a Matera e ritorno, da percorrere in 150 ore. «La cosa più importante è che non si fermi la corsa di solidarietà. Il progetto, interamente finanziato dall’associazione attraverso raccolte fondi come questa, ha avuto il suo inizio il 13 maggio e dovrebbe vedere l’avvio in autunno di un ambulatorio gestito dal dott. Renato Giaretta, in stretta collaborazione con i medici del reparto di oncologia dell’ospedale San Bortolo e con la dietista, la dottoressa Cristina Nicolato. L’impresa ha già raccolto molti fondi grazie alla generosità di tantissime persone che hanno “pedalato virtualmente” accanto a me. Per quanto mi riguarda, poi, non smetterò mai di ringraziare la dottoressa Marcella Gulisano per avermi spronata quando mi sono trovata davanti a questa terribile prova».

Cinquantasei anni portati con stile, sette anni fa Loreta si ammalò di cancro, dopo che il male le aveva già portato via due sorelle. Per curarsi mollò l’azienda aperta con il marito e portata avanti da 32 anni: «Mi sono dovuta inventare casalinga avendo anche i figli delle mie due sorelle, poi tre anni fa ho cominciato a usare la bici su suggerimento degli amici. Ho acquistato anche il caschetto e le scarpette, ma la trasformazione in randonneuse è avvenuta quando ho conosciuto Giorgio Munari. Gli chiesi se potevo fare la Parigi-Brest. Mi rispose che ci voleva volontà ed allenamento».

Detto, fatto. Ed oggi quando vuole farsi una passeggiata di salute Loreta decide di puntare verso il Monte Grappa. Salita impegnativa anche a farla in macchina, ma lei non si scompone e qualche volta la fa pure prima dell’alba. Perché la vita, alla fine, è un sole che sorge meraviglioso.

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