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Liberazione di Dueville, spuntano nuovi verbali

LA RICERCA. I documenti appartenenti ad un partigiano di Polegge sono venuti alla luce dopo la sua morte nel corso del restauro dell'abitazione in cui aveva vissuto
Pagine scritte a macchina raccontano i fatti avvenuti dal 27 al 29 aprile del 1945. Ma sul loro valore storico c'è chi avanza dubbi, come l'esperto Pierluigi Dossi

C'è sempre un inquieto fermento quando si affronta il tema, attuale per questi giorni, della Liberazione; la storia ancora si confonde con la memoria e l'ideologia con il giudizio. O il pregiudizio. Per certi versi è una cronaca ancora in costruzione, e ogni nuova testimonianza può contribuire a riscrivere pagine di storia locale.È il caso di due documenti che riguardano fatti avvenuti a Dueville e dintorni, conservati da un vecchio partigiano di Polegge e ritrovati, dopo la sua morte, durante il restauro della casa. Si tratta di due atti originali dattiloscritti di tre pagine ciascuno, redatti e firmati da Vittorio Manuzzato, che si firma come comandante del gruppo partigiano «Giustizia e Libertà» e indirizzati alla Commissione Triveneta per il riconoscimento della qualifica di partigiani. Siamo nel 1945, nei mesi successivi alla fine della guerra. Il più interessante dei due documenti descrive minuziosamente fatti e protagonisti dell"«azione di Dueville» avvenuti dal 27 al 29 aprile 1945.Secondo la relazione del Manuzzato il gruppo «Giustizia e Libertà» (che a Vicenza fino al 1944 faceva riferimento ad Antonio Giuriolo, il mitico Capitan Toni ucciso liberazione duevillenel 1944 nell'appennino bolognese) aveva preso la decisione di controllare il territorio senza attaccare le forze tedesche in ritirata, troppo numerose e ben armate. Un atteggiamento prudente ma non condiviso dai militi della brigata "Mameli" che intendevano colpire i tedeschi di stanza a Povolaro. Momenti frenetici, pericoli che potevano arrivare in ogni momento, il partigiano Secondo Sanson teneva i contatti tra i vari gruppi antifascisti.A Dueville intanto il presidio tedesco si era asserragliato nelle scuole comunali "dove aveva posto alle finestre e agli ingressi delle mitragliatrici pesanti. Tutto intorno aveva steso fili di ferro spinati ..." . Il fermento nel paese, con le voci di un imminente arrivo degli alleati, era notevole, infatti, si legge, «nella casa di fronte alla famiglia Brusamarello e nelle campagne di via Corvo, erano frotte di giovani che aspettavano l'arrivo delle armi ...»La confusione, l'entusiasmo, la rabbia portarono a iniziative spontanee di alcuni gruppi in azioni non organizzate. Viene descritta l'azione di Giuseppe Pasciutti, che espose il tricolore nel Municipio e mentre attaccava manifesti invitanti all'insurrezione, venne ferito da una mitragliata tedesca. Rifugiato nella casa di Guido Noale morì gridando "Viva l'Italia, Viva la Libertà".Anche il dottor Isaia Frazzini, originario di Siena e sfollato a Dueville, catturato dai tedeschi, venne ucciso nel tentativo di fuggire.La lunga relazione si chiude con la descrizione dell'attacco dei gruppi comandati dai partigiani Domenico Berti e Remo Sanson alla postazione tedesca di Novoledo, durato due giorni.Il secondo documento riassume le attività antifasciste nel periodo tra il 1944 e 1945 a Dueville: viene citata l'azione di salvataggio dell'ufficiale italo-americano Lorenzo Canale, nascosto e poi fatto espatriare in Svizzera, le azioni di Giovanni Sambastian di Bassano, Isaia Frazzini, Giulio Gattere, partigiano guastatore della bgt. Mameli.Abbiamo sottoposto i documenti all'analisi di Francesco Binotto, storico del territorio e autore di "Memorie Partigiane" libro scritto con Benito Gramola sulla guerra di liberazone.«I due documenti trovati - ci dice - portano alcuni elementi nuovi sulla giornata del 27 aprile nella zona di Dueville, sono comunque da esaminare. Portano qualche citazione su personaggi ma soprattutto conferme di protagonisti della Resistenza vicentina. Vittorio Manuzzato a fine guerra venne nominato sindaco provvisorio di Dueville dal Cln».«Nel libro Memorie Partigiane - continua lo storico - sono descritte i maniera dettagliata i fatti di quei giorni, questi due nuovi documenti sono riassuntivi per sostenere il riconoscimento alla qualifica di partigiani del gruppo Giustizia e Libertà, anche se, fino ad ora, non risultava l'attività di questo gruppo a Dueville. Le persone che vengono citate sono conosciute e ormai decedute».«Vorrei ricordare - continua Francesco Binotto - che quel fatidico 27 aprile 1945 passava a Dueville l'auto con a bordo Giacomo Chilesotti (nome di battaglia Loris e poi Nettuno), Giovanni Carli (nome di battaglia Ottaviano) e Attilio Andreeto. partigiani duevilleSi fermarono per far salire la staffetta partigiana Zaira Meneghin, ricercata dalle Ss. Saranno fermati ad un posto di blocco di tedeschi in ritirata a Sandrigo ed uccisi. Si salvò solo la Zaira».Secondo le ricerche di Binotto nella zona di Dueville operavano le brigate Loris, Mameli e Damiano Chiesa. A fine guerra la Commissione Triveneta regionale per il riconoscimento di qualifiche partigiane ha lavorato per mesi, di questa faceva parte anche Gaetano Bressan, il comandante "Nino" della divisione Vicenza.Sul valore storico dei documenti lo storico della Resistenza Pierluigi Dossi ha invece molti dubbi. «Il primo documento, cioè la richiesta alla Commissione Regionale Triveneta per il riconoscimento partigiani, se mai è stata presentata, non poteva comunque avere alcun seguito positivo. Personalmente penso che tale richiesta non fosse altro che il tentativo, un po' goffo, ma soprattutto tardivo, di ottenere qualifiche gerarchiche utili forse per legittimarsi politicamente nel nuovo corso democratico Il secondo documento, titolato "Azione di Dueville", sembra impostato essenzialmente per irrobustire la richiesta precedente. Di fatto, il racconto è confuso e inesatto, chiaramente scritto da persona che non ha partecipato agli avvenimenti».

Ebrei fuggiti in Svizzera grazie ai fratelli Arnaldi

"Giusto tra le Nazioni", medaglia d'oro alla memoria e partigiano: Rinaldo Arnaldi è nato a Dueville il 19 giugno 1914 e dopo essersi laureato in economia e commercio e scienze politiche, diventò sergente dei carristi a Vicenza, prendendo parte alla seconda guerra mondiale.Dopo l'armistizio del 1943 fuggì per creare le prime formazioni partigiane sull'altopiano di Asiago, le stesse che poi si aggregarono nella Brigata "Mazzini" della quale Arnaldi divenne successivamente il comandante. Durante gli ultimi anni del conflitto permise a diversi ebrei fuggiaschi di mettersi in salvo in Svizzera, organizzando viaggi con la sorella e staffetta partigiana Mary. Arnaldi morì il 6 settembre 1944 a Granezza, sull'altopiano di Asiago, in uno scontro a fuoco con il nemico in cui persero la vita anche altri 22 partigiani. Nello stesso anno venne insignito della medaglia d'oro alla memoria con la seguente motivazione: "Per indomita volontà di fiero italiano, subito dopo l'8 settembre 1943 raccolse intorno a sé tra i monti della terra nativa, i giovani anelanti di redimere la Patria oppressa. Organizzatore instancabile e trascinatore entusiasta, fu l'anima ardente della sua Brigata e seppe guidare i suoi uomini in aspri cimenti, rifulgendo per insigne coraggio e per sprezzo del pericolo. Molti perseguitati politici e militari alleati evasi dalla prigionia e braccati dal nemico devono la propria salvezza al suo altruismo e alla sua abnegazione. Sugli spalti di Granezza sosteneva, per lunghe ore, aspro combattimento e lanciava i suoi partigiani in temerari assalti. Colpito al cuore si accasciava sull'arma arroventata, leggendario eroe, uno contro mille, non vinto che dalla morte e dalla gloria".Nel 1983 Yed Vashem, l'Ente nazionale per la Memoria della Shoah, ha riconosciuto Rinaldo Arnaldi "Giusto tra le nazioni" per aver messo in salvo alcuni ebrei perseguitati. La sorella Mary Arnaldi, staffetta partigiana e medaglia di bronzo per aver preso parte alla Resistenza, è morta nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2016, all'età di 104 anni. I fratelli Arnaldi a Dueville, ma anche il tutto il Vicentino, saranno ricordati per il loro grande impegno dimostrato sul campo soprattutto per garantire la salvezza ad alcuni ebrei.

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