Le fortune di Arlecchino portano bene alla Trappola

TEATRO. Non ha deluso le attese il debutto al Busnelli di Dueville per la rassegna "Radici"
Per il gruppo di Fucito una prova ardua con la commedia dell'arte ma l'esame è superato. Attori ben preparati, frizzante il protagonista

DUEVILLE Non ha deluso le attese il debutto de La Trappola ne "Le mirabolanti fortune di Arlecchino (e peripezie dei Comici dell'Arte)", andato in scena sabato sera, tra risate e applausi, al Busnelli di Dueville per la rassegna "Radici". C'era da aspettarselo, perché La Trappola è compagnia di altissima qualità. Ma per il gruppo la prova era ardua: affrontare la Commedia dell'Arte, quell'universo di cultura, saperi e tecniche che per alcuni secoli, fra il Cinquecento e il Settecento, ha rappresentato uno straordinario "unicum" nella storia del teatro.Se è riuscita nell'intento, a nostro giudizio, è perché ha scelto la strada giusta, quella più adatta alla propria natura teatrale: ha perciò offerto un omaggio a questo genere passando attraverso lo studio di testi e scenari, puntando sulla notevole caratura dei suoi attori e curando nei dettagli l'allestimento, raffinato e d'impatto. Non senza rischi, comunque. Perché la scelta del regista Pino Fucito di portare in primo piano la rappresentazione, con la sua artificiale vitalità, e lasciare la vita vera dei comici con le sue amarezze e difficoltà letteralmente dietro le quinte, svelata in filigrana solo a tratti da un sapiente gioco di luci, poteva compromettere il ritmo complessivo: ma quella voluta staticità, quell'appiattirsi di immagini e suoni, ottiene ciò che si propone, ossia ribadire la netta cesura tra finzione e realtà, tra palco e dietro le quinte, che da sempre muove gli ingranaggi del fare spettacolo. Fondamentale, come si diceva, l'apporto degli attori, ben preparati dall'esperto Luca Mascia e ora, superata l'emozione del debutto, pronti a calarsi sempre più nei propri ruoli di componenti di due compagnie dell'arte nel 1697, anno della "cacciata dei comici" da Parigi. Con in testa la piacevolissima sorpresa rappresentata dall'Arlecchino di Federico Boaria - una molla, atletico, frizzante, comico e coinvolgente - ottima prova per tutti gli attori: eccellente conferma per Marco Francini, divertente Francino sulla scena, con il suo "francioso" pieno di doppi sensi, e, dietro le quinte, dolente capocomico Franco Marcini, piegato dalla morte dell'amata moglie; spassosissimi il vecchio Magnifico di Maurizio Cerato (davvero ben calato nella parte), il ridondante Graziano di Stefano Farina, l'ammiccante Colombina di Silvia Ronco, il Capitan Spaventa di Pino Fucito, la svenevole Isabella di Ilaria Rigoni, il tenero Tartagliello di Matteo Pederbelli, il Lelio di Stefano Parise e l'avvenente Beatrice di Patrizia Lovato; intense e ricche di sfumature Maddalena Galvan e Lidia Munaro: la prima comica incattivita dal dolore e, sulla scena, amante vendicativa di Capitan Spaventa; la seconda attrice che annega nel vino le proprie delusioni e paure, dando vita sul palco ad un'innamorata decisamente fuori dagli schemi. Mirabili i costumi di Carolina Cubria, ideatrice anche delle scene con Fucito. Indovinate le scelte musicali di Alberto Bozzo. Efficaci le luci di Andrea Munaretto.

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