Le comari sono allegre in tutte le province

TEATRO. Felice debutto di una rilettura libera e contemporanea
Windsor, Veneto
Le comari sono allegre in tutte le province
Matàz Teatro a Dueville centra il bersaglio grazie alle intuizioni di Pennacchi e Artusi. Ottima recitazione

"Le allegre comari di Windsor", commedia di William Shakespeare scritta intorno al 1600 su richiesta della regina Elisabetta, divertita dal personaggio di Falstaff visto nell´"Enrico IV" e nell´"Enrico V", è un testo che non smette di appassionare il pubblico e di stuzzicare i teatranti: e questo sia che lo si affronti con taglio filologico (si pensi all´allestimento dell´Eliseo di Roma con Leo Gullotta, transitato per il Comunale di Vicenza un paio di stagioni fa), sia che ci si avventuri in rielaborazioni anche molto spinte del cavaliere smargiasso, bugiardo e senza freni che ne è protagonista (come nel recentissimo spettacolo di Andrea De Rosa con Giuseppe Battiston, anch´esso visto al Comunale vicentino).
Particolarmente intrigante prometteva dunque di essere la rilettura libera e contemporanea proposta dalla giovane compagnia Matàz Teatro, in coproduzione con Dedalofurioso, al debutto l´altra sera al Busnelli di Dueville, dal titolo "Le allegre comari", testo di Andrea Pennacchi e regia di Marco Artusi, impegnato anche sul palco insieme a Evarossella Biolo, Francesca Botti e Beatrice Niero.
Promesse mantenute? Assolutamente sì: spettacolo divertente, rilettura acuta, personaggi ben costruiti, recitazione con i controfiocchi.
Partiamo dal testo. L´intuizione vincente di Pennacchi sta nell´accostare due province: quella di Windsor e quella veneta. Ecco allora offrirsi agli spettatori uno spaccato di vita sonnolenta e falsa, dove l´unica cosa sacra e intoccabile sono i soldi (anzi, "i schei"), tra machismo sbandierato, razzismo congenito, frustrazioni represse, desideri inconfessabili e apparenze da salvare ad ogni costo.
Estratti dalla trama originale pochi punti essenziali, Pennacchi ha il merito di avervi tessuto intorno una storia credibile, intrisa di ironia al vetriolo e lavorata di fino sul piano del linguaggio e delle atmosfere, in un mix di lessico contemporaneo e riferimenti d´epoca tale da creare una travolgente vertigine temporale, fra streghe dal sapore seicentesco e smartphone, accampamenti militari e palestre di pilates, aperitivi al bar e riti magici nei boschi. È in questo quadro che si muovono i personaggi, nettamente divisi tra "locali" e "foresti": le due coppie Ford e Page da un lato, la slava integrata Quickly e sir Falstaff dall´altro.
Tutti eccellenti gli interpreti, vero valore aggiunto di questa compagnia che non mancherà di mettersi in luce. Quel che si è visto l´altra sera è stato infatti un pregevolissimo teatro d´attore, merce non così comune di questi tempi, specie perché distribuita con omogeneità tra i componenti, senza punti deboli.
E allora, spassoso il Falstaff di Marco Artusi, lontano dall´iconografia che lo vuole strabordante fisicamente, ma disonesto, mariuolo e superbo al punto giusto.
Avvincente e sottilmente drammatica la Quickly di Beatrice Niero, vera regista ombra di una provincia di cui sfrutta i vizi, impermeabile alle offese, amica di tutti e di nessuno. E straordinarie, ciascuna nel doppio ruolo di moglie e marito, Evarossella Biolo e Francesca Botti: la prima interprete dei Page, lei vittima di noia e diete, lui fragile e sessualmente incerto; la seconda una signora Ford succube e repressa e un signor Ford ottuso, crudele e guerrafondaio.
Già mosso da un buon ritmo nonostante l´emozione del debutto, lo spettacolo ha meritato in pieno i caldi applausi di un Busnelli che la prima nevicata della stagione ha impedito di riempire.
Peccato.
Ma alla prossima replica non perdetevelo.

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