Le bollicine tutte ancestrali di "Iseldo": il fondo è voluto

IL VINO. La Cantina Maule di Gambellara e la sua nuova etichetta

"Girare la bottiglia primadi aprirla" è il consiglio per gustare questo bianco di garganega e durella

"Girare la bottiglia prima di aprirla". È l'inusuale scritta che compare sull'etichetta di "Iseldo, ancestrale col fondo", vino bianco prodotto da due vitigni autoctoni delle colline gambellaresi, la Garganega e la Durella. L'invito è proprio quello di scuotere la bottiglia in modo che il fondo diffonda tutto il suo aroma. "Iseldo" è l'ultimo nato della cantina Iseldo Maule di Gambellara, azienda che coltiva 33 ettari di vigneto con uve garganega, pinot bianco, pinot grigio, cabernet franc, cabernet sauvignon merlot e durella, in appezzamenti distribuiti nelle doc di Gambellara, Soave, Lessini Durello e Vicenza. Iseldo porta il nome del fondatore scomparso ventisette anni fa: "Tutti noi della famiglia abbiamo lavorato a questa bottiglia. Per ricordarlo abbiamo voluto riproporre il suo vino - precisa il figlio Graziano, 53 anni, che guida la Cantina fondata dal padre nel 1958 - Abbiamo scelto di usare lo stesso suo metodo: una accurata selezione delle uve delle nostre colline di origine vulcanica raccolte a mano in cassetta, raffreddate e pigiate sofficemente. A fine fermentazione, il vino base viene lasciato riposare e maturare sui lieviti fino alla Pasqua dell'anno successivo, quando viene imbottigliato a mano rigorosamente con il tappo corona, il più tecnico dei tappi. Il tutto seguendo il vecchio metodo ancestrale, ovvero sfruttando il leggero residuo zuccherino della prima fermentazione per sviluppare una leggera pressione in bottiglia". Il processo fermentativo è lo stesso dei più celebrati metodi classici; la differenza è che non si effettua la sboccatura e il lievito rimane all'interno della bottiglia fino al momento della degustazione. La rifermentazione in bottiglia permette al vino col fondo di conservarsi nel tempo e i lieviti gli donano carattere e raffinatezza. "Il nostro Ancestrale col fondo - continua Graziano Maule - non viene chiarificato o trattato chimicamente; i profumi di lievito e crosta di pane, assieme alla nota fruttata, creano un bouquet pieno ed inconfondibile, mentre il sapore, fresco e vellutato, si differenzia per struttura e mineralità". Il colore è un giallo paglierino, in bocca è vivace ed equilibrato; dà una buona acidità, mentre il lievito presente sul paglierino presenta un perlage sottile e persistente. Ma la parte finale dell'etichetta, che raffigura il leone di San Marco in chiave moderna con sullo sfondo la basilica palladiana, ricorda che si tratta di un vino volutamente non limpido: "Turbio, a modo mio, questo sono io: Iseldo!".Tra gli altri vini della Cantina da segnalare anche il Lunediante, dal nome letterario, preso in prestito dal romanzo "Rossovermiglio" di Benedetta Cibrario - anche se Maule è affezionato lettore soprattutto di Fabio Volo - che associa la corposità della garganega, l'acidità della durella e il profumo del sauvignon. Da citare il Furbastro, un bianco asciutto frutto di una cuveé di Garganega e Muller Thurgau. Infine, una menzione merita il Rufian, che nasce da uve cabernet sauvignon e malbech - circa 20 mila bottiglie la produzione annua sul totale delle 120 mila dalla cantina - vino morbido e, come dice il nome, fatto per piacere.o

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