Le bollicine di uva Garganega

IL VINO. L´azienda Marchetto a Gambellara percorre una strada nuova
Il brut parla una lingua nuova

Se per l´uva Glera che diventa Prosecco e per la Durella che si trasforma in Durello, la via della spumantizzazione è solidamente tracciata, per la Garganega, vitigno principe della doc di Gambellara, uva versatile e dai toni minerali, la strada delle bollicine, versione dry, è ancora poco percorsa.
A invertire la rotta ci pensa “Ca´ Cristofori” , spumante doc extra dry di Garganega in purezza - vinificazione in acciaio, fermentazione in autoclave per 50 giorni - lanciato sul mercato a settembre dall´azienda agricola Luciano Marchetto.
Solo 2000 le bottiglie prodotte, da uva di prima vendemmia raccolta nel vigneto di località Ca´ Cristofori, che proposta in versione spumante, per aperitivo o per accompagnare pesce o carni bianche, convince anche chi - come chi scrive - sulle bollicine di Garganega era piuttosto perplessa.
Siamo naturalmente a Gambellara: circa 5 ettari di filari al centro dei Lessini che i Marchetto, papà Luciano, 66 anni, con la moglie Giordana e il figlio Federico, 37, coltivano con passione che essi stessi definiscono “artigianale”.
È casalinga, infatti, nel senso di genuina, la gestione di questa piccola azienda, le cui radici affondano nella tradizione familiare iniziata dal nonno Angelo - che al tempo della seconda guerra in cantina ci nascondeva i partigiani - seguita dal papà.
I numeri sono contenuti: trentamila l´anno le bottiglie prodotte, per sette etichette, fra cui il Gambellara Vin Santo Monte di Mezzo - Garganega appassita sui picai e messa a riposo in botti di rovere - che ha ottenuto (annata 2009) l´attestato di eccellenza nella guida dei vini 2015 stilata dall´Ais. «Un vino che facciamo per tradizione - commenta Luciano - non certo per far profitto».
Qui si sta dunque dalla parte della storia, della qualità e non della quantità: «Abbiamo investito - spiega Federico - sulla valorizzazione delle tipicità». La gamma dei prodotti, infatti, vede la Garganega, declinata nella versione frizzante nel Fiori d´Acacia, classica nel Corte dei Mei, dolce nel Passito e nel Recioto, fare la parte del leone, ad eccezion fatta per poche bottiglie di Cabernet Franc Riva del prete. «Qualità artigianale e produzione famigliare sono le nostre caratteristiche», spiegano i Marchetto che il concetto lo hanno tradotto anche nelle belle etichette dei loro vini che riproducono una stampa antica dove una coppia sta imbottigliando il vino.
Se per la qualità fa fede l´assaggio, il clima di familiarità è linea guida della diffusione: tutta la produzione viene venduta, soprattutto nel centro e nord Italia, senza agenti né rivenditori: «La nostra filosofia aziendale è basata sul passaparola - chiarisce Luciano - sul contatto diretto, sulla fiducia, perché sappiamo di fare un vino che non si dimentica: se uno lo assaggia poi torna».

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