LA ROSA DI MARANA

IL PRODOTTO TIPICO. La cooperativa sociale Agrimea a Crespadoro

Primo raccolto di un particolare radicchio, un “fiore” che completa la maturazione al chiuso, al buio e al caldo. Un risultato speciale per gli occhi e il palato

Con i parenti goriziani ha in comune la forma; del famoso trevigiano ha preso il colore. Gusto e origini, però, sono diversi e viene presentata come varietà nuova la “rosa di Marana”, radicchio rosso sbocciato sotto la neve sui dolci pendii dell´alta Valle del Chiampo.
Dopo i carciofi estivi, la società cooperativa agricola Agrimea di Marana di Crespadoro coglie i frutti invernali e lancia sul mercato il nuovo “fiore” all´occhiello della sua produzione.
Ad avviare la coltivazione, contando sull´aiuto di una quindicina di soci volontari e di cinque persone direttamente impegnate sul campo, è stato Leonardo Mariga, vicentino, laureato in scienze forestali, 30 anni, da due consulente agronomico del progetto “Marana” di Agrimea, che è un´iniziativa di agricoltura sociale. La cooperativa, di cui oggi è presidente Giancarlo Sanavio, ha avviato l´agricoltura in montagna con l´intenzione di favorire l´inserimento lavorativo di persone svantaggiate o disoccupate, di coinvolgere persone disabili e di promuovere coltivazioni sostenibili, anche economicamente, recuperando terreni abbandonati. «Abbiamo scelto il radicchio - spiega Mariga - perché vogliamo puntare su prodotti di qualità. Questa varietà è inoltre particolarmente resistente alle basse temperature e al gelo, tanto che si raccoglie anche sotto la neve».
La varietà della cicoria rossa in questione è assimilabile ai più famosi radicchi tardivi dell´Isontino: «Ma in realtà - precisa Mariga - non è uguale alle sue sorelle giuliane, perché là si coltiva in pianura, noi coltiviamo in montagna».
Il campo della rosa di Marana sono, infatti, circa 500 metri quadrati di terreno su un vecchio terrazzamento, esposto a mezzogiorno, che sorge a 800 metri di quota.
Le sementi selezionate sono state piantate ad agosto; la raccolta - diecimila i cespi attesi - è iniziata ai primi di dicembre e si prevede continuerà fino a febbraio. «Operiamo una prima toelettatura sul campo - racconta Mariga - quindi mettiamo i cespi al chiuso, in ambienti riscaldati, a temperatura di circa 16 gradi. Le radici devono restare in ammollo nell´acqua. Abbiamo avuto in uso, per questo, i locali della ex canonica di Marana. Lasciandoli al buio per 15 giorni gli ortaggi rigermogliano e acquisiscono le caratteristiche estetiche e organolettiche».
È l´antico processo detto di forzatura che permette al cespo di completare la maturazione aromatica e cromatica al chiuso, al buio, al caldo: è così che le rose d´inverno sbocciano, acquisendo colore e profumo.
Il risultato è speciale, per gli occhi e per il palato: un fiore di radicchio, particolarmente tenero, di gusto delicato e, cosa che non t´aspetti da una varietà rossa, non amarognolo ma dolce che si consuma sia cotto che crudo.
Se i carciofi fuori stagione, coltivati in estate sfruttando l´altezza, hanno valso ad Agrimea un riconoscimento per aver saputo coniugare solidarietà sociale e innovazione in campo agronomico, con la rosa di radicchio, scommettono dalle alte terre di Marana, fioriranno di certo altri successi.

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