La moschea è da polemiche

Un luogo di preghiera ricavato in un appartamento provoca la reazione dei residenti per i problemi creati

Ma il sindaco Armiletti sottolinea: «Pagano un affitto al proprietario e la polizia locale esegue controlli»

Dall´esterno sembra un appartamento, forse la sede di un ufficio o di uno studio professionale.

Basta però avvicinarsi di poco per notare appesa alla porta d´ingresso una targhetta in arabo. Benvenuti al centro islamico “Assahaba” di Passo di Riva di Dueville, moschea in miniatura nascosta tra le abitazioni del tranquillo quartiere di via Brenta.
«Chiamatelo centro culturale per favore» precisa Idrissa Seydou, uno dei fedeli che, dal 2012, anno di apertura del luogo di culto, si reca quotidianamente a pregare nella sala. Lì, sempre senza far incontrare uomini e donne, che secondo i precetti dell´Islam non possono pregare assieme, i musulmani di Dueville e dei paesi limitrofi hanno a disposizione un centro adibito a moschea arredato di tutto punto. Tappeti stesi a terra, che è severamente proibito calpestare con le scarpe e mensole per riporre le calzature, oltre a tavoli, sedie e tuniche da indossare per i vari riti settimanali.
Prima di entrare, come recita la targhetta sulla porta, bisogna compiere il saluto islamico «una sorta di segno della croce» spiega Seydou.
La moschea, ma ufficialmente è un centro ricreativo per associazioni dove svolgere attività culturali, è aperta praticamente a tutte le ore, perchè anche i musulmani, pur rispettando le preghiere quotidiane, devono adeguarsi agli orari di lavoro: «C´è chi viene alle 5 di mattina, chi in pausa pranzo, la maggior parte dei fedeli viene verso le 19 e al venerdì».
Il venerdì, ricorrenza sacra per l´Islam, è infatti il giorno in cui il centro è più affollato, anche se, precisa Seydou «non siamo mai più di una cinquantina tutti assieme».
Difficile in effetti far entrare più persone nei due locali dove fino a non molti anni fa si trovava lo studio del medico condotto: «Altri tempi - sospira una signora che abita poco distante - ormai qui vediamo solo queste persone che vanno a pregare nella moschea».
Nello stabile, dove ha sede anche un supermercato, abitano infatti parecchie famiglie di africani, quasi tutti di fede musulmana, con numerosi bambini; anche per loro il sabato e la domenica si spalancano le porte del centro, dove vengono impartite le lezioni di catechismo coranico e di arabo, la lingua in cui vengono officiati i riti. «Non avrebbe senso parlare italiano, i nostri bambini lo imparano a scuola, invece l´arabo è la lingua comune, lo parliamo tutti e chi non è pratico può fare i nostri corsi».
Di Isis, lo Stato islamico di Iraq e Siria che sta facendo tremare il mondo occidentale con decapitazioni di giornalisti e rastrellamenti in massa del popolo curdo, al centro di Dueville non vogliono nemmeno sentir parlare: «Non hanno nulla a che fare con l´Islam - tuona Sabiku Abaas, presidente dell´associazione islamica “Assahaba” - un vero musulmano non potrebbe mai uccidere una persona, come non lo farebbe un cristiano».
Tutto in regola dunque, anche secondo il sindaco di Dueville Giusy Armiletti. «Pagano un affitto al proprietario e dunque il Comune non c´entra, ogni tanto la polizia locale controlla che non ci sia troppo sovraffollamento ma problemi non ne hanno mai dati».
Le lamentele da parte dei residenti della zona, quelle invece sono arrivate, eccome: «Non è certo il posto adatto dove aprire una moschea - confida una signora del posto - se proprio devono meglio in zona industriale, non in mezzo alle case». Ostilità raccolte anche dal capogruppo di “Dueville Futura” Nicola Zaffaina, che però minimizza: «Parecchi cittadini sono contrari alla moschea, ma finchè rispettano le leggi e non creano disordini per noi non c´è problema».

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