«La messa, il mistero e la suggestione della musica»

Lettere al giornale

Messa cattolica jazz. È stata celebrata nel tempio di santa Corona a Vicenza nell'ambito di "Vicenza Jazz" 2016 e della 50^ Giornata delle Comunicazioni Sociali con tema: "Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo". E l'intreccio musica e liturgia è stato fecondo: un pezzo di cielo in terra, una anticipazione delle realtà celesti in questo mondo. Un esperimento di eccezione che ha visto la partecipazione di molti fedeli, nonostante le "difficoltà" che simili liturgie possono creare: la possibilità della spettacolarizzazione (rischio praticabile anche nelle Messe parrocchiali). Si capisce perché tali forme rituali non rappresentino la normalità: il fedele può essere portato (ma non è detto) a essere distolto dal mistero di Cristo celebrato, per apprezzare solo o soprattutto i brani musicali suonati. Tant'è. Anche con l'arte e con la grande musica si ama e si celebra il Signore. In queste situazioni diventa fondamentale la perfetta combinata musici, presidente di assemblea e fedeli. I primi, come è accaduto, devono stare dentro il rito (si è suonata la "The Latin Jazz Mass" di Martin Völlinger classe 1997). Il segno più forte che non si è fatta una esibizione è stata la partecipazione alla Comunione da parte dell'orchestra. Il presidente dell'assemblea invece ha il compito più importante: quello di dare il ritmo alle varie azioni liturgiche (che sono un'orchestra), presiedere senza nominare o senza dare particolare enfasi al coro (già da solo si mostra). I fedeli per loro verso, partecipano considerando quella eccezionale musica come se fosse il loro coro assembleare. Uno dei problemi più forti che derivano da questi eventi è l'equilibrio e l'armonia tra le parti: se un canto fa salire la partecipazione-emozione a livelli alti, il popolo e il presidente poi riusciranno a fronteggiare questa altezza? Il corpo di Cristo celebrato (parola e pane), che è una vertigine, toccherà i livelli spirituali raggiunti con la musica? Si capisce qui tutto il riserbo che il cristianesimo ha avuto per la danza e la musica nella liturgia. Solo al termine c'è stato l'applauso sincero e caloroso. E un bis. Sarebbe stato ieratico e molto liturgico chiudere senza battimani e replica, ma sappiamo che al "Ite missa est" si entra nel profanum, quindi quella gioia derivata dal mistero pasquale-musicale ha avuto il suo momento. Se la musica è suono, se la liturgia è phoné e nell'aldilà ci sarà ancora la Parola-Suono alla quale stare alla presenza, allora a morire si deve avere un po' meno paura.

Sergio Benetti Dueville

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