«La chiusura della ditta ora ci mette sul lastrico»

Il personale della cooperativa in servizio alla "Confezionamento Formaggio Spa"

I lavoratori assistiti da Adl Cobas chiedono un incontro in Prefettura «Come soci non abbiamo accesso
alla cassa integrazione ordinaria»

Papà Viktor prova a far distrarre il figlioletto Teodoro, due anni e mezzo appena, cercando, tra gli striscioni di protesta e i sigilli del tribunale affissi al portone dello stabilimento, di trasformare la surreale mattinata in un momento di gioco, almeno per il bimbo.«Non dovrebbe essere qui con me - racconta il lavoratore lasciato a casa improvvisamente, come dodici altri colleghi, dalla Confezionamento Formaggi Spa di Povolaro di Dueville - ma non c'erano alternative. Ho dovuto mandare mia moglie a cercare un lavoro, andrà a fare le pulizie, ma non c'è alternativa. Abbiamo anche un'altra bimba di 9 anni e qui la situazione è preoccupante: di punto in bianco ci siamo trovati senza occupazione e non sappiamo cosa succederà».Si respira profondo smarrimento tra gli operai del "Consorzio fra i caseifici dell'altopiano di Asiago" che ieri mattina, non potendo varcare i cancelli dello stabilimento di via Marosticana chiusi giovedì dall'ufficiale giudiziario, si sono radunati assieme al sindacato Adl Cobas per accendere i riflettori sulla vicenda, lavorativa e umana, che li riguarda.Come Viktor a temere per il loro futuro ci sono uomini e donne che vivono grazie al salario di soci della cooperativa Verona 83, che ha in gestione l'incartamento di formaggi freschi per la successiva distribuzione e il processo di stagionatura di quelli a pasta dura.Storie simili, figli e coniugi da mantenere, anche per Saad («Ho un affitto di 570 euro e tre bambini, ora temo lo sfratto»), Vicentia di 42 anni, tre ragazzi a carico e un marito con problemi di salute e Alì, da 15 anni addetto al confezionamento e che ha moglie e figli a casa.«Come soci però - spiega Teo Molin Fop di Adl Cobas- non hanno accesso alla cassa integrazione ordinaria e per ora, chi poteva, è stato messo in ferie. La chiusura dell'azienda, in questi modi, è un fatto senza precedenti. Contiamo di essere ricevuti in Prefettura ad inizio settimana perché c'è incertezza assoluta su quello che avverrà, sebbene la sentenza di fallimento risalisse allo scorso agosto».Per tutta la durata del sit-in i camion di clienti e fornitori arrivano e se ne vanno, chi senza aver potuto scaricare le attrezzature, («Sono partito da Bologna per questa consegna, nessuno ci ha detto che la fabbrica è stata chiusa», scuote la testa un autotrasportatore), chi senza la partita di formaggi che avrebbe dovuto caricare per la distribuzione nei supermercati. Secondo una stima degli addetti ai lavori ci sarebbero qualcosa come 18 mila forme a stagionare, senza contare i freschi che si conserverebbero al massimo per 15 giorni, per un valore complessivo di almeno 500 mila euro.

Il pugno di ferro del curatore che ha fatto apporre i sigilli

La battaglia dei numeri dietro il crac milionario

La difesa di Pesavento: «Decisivi i pignoramenti»

Venticinquemila forme di formaggio del valore di 6 milioni di euro di terzi messe a stagionare. Altre 3 mila forme date in pegno al Monte dei Paschi di Siena dell'importo di 815 mila euro. E pignoramenti presso terzi per 2,8 milioni di euro. Il dissesto della "Confezionamento Formaggi spa - in liquidazione" a Povolaro di Dueville, stimato in 10 milioni di euro, nasconde un coacervo di numeri e di rapporti commerciali dietro i quali non è facile raccapezzarsi. Lo dimostra che il curatore fallimentare Monica Auditore, incaricata di seguire la procedura il 21 agosto dal tribunale, prima di usare le maniere forti ha percorso la strada della comprensione, pur tenendo conto che rappresenta gli interessi dei creditori: la parte lesa dal crac. L'altro giorno con l'avv. Federico Casa ha deciso di far intervenire l'ufficiale giudiziario e i carabinieri per far apporre i sigilli alla società fallita perché, a suo avviso e del giudice delegato Giorgio Piziali, non sono stati rispettati i patti. È possibile, si sono chiesti, che un affittuario per due anni non versi un canone?Il contratto d'affitto d'azienda dell'autunno 2015 è stato rinnovato il 24 luglio scorso per altri due anni, tra il "Consorzio fra i Caseifici di Asiago", presieduto da Giuliano Pesavento, e la liquidatrice della "Confezionamento Formaggi", Romina Pesavento figlia di Giuliano. Prevedeva il versamento di 12 mila euro mensili, ma finora non è stato versato un euro. Tanto più che fin da subito la dott. Auditore aveva sollevato la questione di un possibile conflitto d'interessi tra "Consorzio" e "Confezionamento", tenuto conto che quest'ultima società non è altro che la continuazione della "Casearia Altopiano" di cui Pesavento senior era un importante socio. Quest'ultimo, assistito dagli avv. Stefano Carini ed Elena Franchi di Brescia, ha contestato l'inadempienza dei canoni d'affitto per 300 mila euro per due motivi. Il primo che sono stati svolti lavori di migliorie e acquisti macchinari per supportare l'attività della fallita. Il secondo è che il "Consorzio" è stato destinatario di pignoramenti presso terzi («decisivi nel bloccarci» dice Pesavento) per 3 milioni di euro, che hanno vincolato i canoni e l'impossibilità di pagarli. Inoltre, Il Consorzio ha depositato 3 mila forme nel 2015 a Povolaro del valore di 815 mila euro, poi date in pegno a Mps dalla fallita. Ancora, nel magazzino ci sono quasi 25 mila forme di formaggio di proprietà di varie aziende del valore di 6 milioni di euro, che se non gestite con competenza potrebbero subire conseguenze. Il "Consorzio", in quest'ottica, sarebbe creditore di importanti somme. Ma è davvero così? Solo il tribunale potrà chiarirlo.


Ivano Tolettini
Tagged under: fallimento

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