La bollicine di “Nostrum” ultimo nato di casa Cecchin

IL VINO. Resta tre anni ad affinare sui lieviti nella Cantina di Agugliana

« A 25 anni dal celebre “Riserva” è come se fosse nato un figlio»

“Un vin rabioso”: così lo definivano un tempo i contadini dei monti Lessini orientali, ma gli unici a berlo erano praticamente loro. Da quel vino, rabbioso, asprigno, ottenuto da un un´uva dalla buccia coriacea, è venuto fuori un vino apprezzato anche a livello internazionale: il Durello.
La zona di produzione è sulle colline tra le provincie di Verona e Vicenza, una ventina di Comuni sparsi in sei vallate: Alpone, Illasi e Tramigna nel Veronese, Chiampo, Agno e Leogra in territorio berico. Una ventina sono anche le aziende, con una produzione annua che si attesta sulle 900 mila bottiglie. Non grandi numeri se paragonati a quelli di altri vini, ma un´enormità se si pensa che solo nel 1997 è partito il Consorzio del Durello con le prime sei aziende. «La prima bottiglia di Durello fermo non spumante l´ho prodotta nel 1975 - ricorda con una punta di malinconia Renato Cecchin, ingegnere con la passione per il vino, fondatore dell´omonima cantina ad Agugliana di Montebello - Ho impiegato poi oltre una decina d´anni per ottenere la versione spumante con il metodo classico. A distanza di venticinque anni da questo nostro “Riserva”, che continuiamo a vinificare, abbiamo ora creato “Nostrum”. È come se il “Riserva” avesse avuto un figlio, che, rispetto al padre, rimane meno sui lieviti, tre anni anziché cinque. È uno spumante più fresco, ottenuto sempre con la rifermentazione in bottiglia, sempre dalla stessa uva Durella”.
Il vitigno autoctono è l´elemento caratterizzante da cui partire quando si sorseggia un calice di Durello perché il “Duracimus”, come lo chiamavano nei tempi andati, è presente solo in quest´area collinare di origine vulcanica. La sua è una storia iniziata 85 milioni di anni fa con violente eruzioni vulcaniche sottomarine che hanno prodotto un terreno tufaceo dal caratteristico colore rossastro e delle nere rocce basaltiche. Il ferro e il potassio imprimono una spiccata mineralità alle uve, in particolare alle bianche Garganega e, appunto, alla Durella. Una mineralità che si traduce nei vini in un´elevata struttura e corposità.
Il segreto di “Nostrum”, oltre che nell´uva Durella, proveniente da vigneti del 1976 su un crinale esposto a sud-est, sta nel metodo classico, quello dello champagne, vale a dire nella rifermentazione in bottiglia. «Resta tre anni sui lieviti in bottiglia dopo essere stato per quasi un anno in serbatoio, nel buio e nel silenzio della nostra cantina sotterranea - spiega Roberta Cecchin, che insieme al padre conduce l´azienda - Una volta in bottiglia, durante la rifermentazione i microrganismi producono quella anidride carbonica che conferisce al vino il perlage, mentre i residui vengono poi eliminati con la sboccatura lasciando il vino perfettamente limpido». «Il “Nostrum” è un po´ meno impegnativo del “Riserva” - prosegue - Lo consigliamo in abbinamento ai più svariati tipi di antipasto e per accompagnare piatti di pesce e crostacei. È capace di dare energia ad un piatto e di esaltarne le proprie caratteristiche. È un bianco dinamico, di spigliata freschezza, rustico ma adatto anche ai palati più esigenti”.

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