La Barbera del Longobardo

IL VINO. La piccola produzione della famiglia Bernardi a Barbarano
Così il terreno diventa Magìa
Il terroir argilloso e ricco di fossili e coralli (milioni di anni fa qui c´era il mare) rende particolari le uve

La famiglia Bernardi ha le idee chiare. Maurizio, 60 anni, è stato titolare con i cugini dei supermercati Vivo: dieci anni fa ha mollato il commercio e scelto la campagna perché la passione per il vino ha avuto la meglio. Letizia, sua moglie, è figlia d´arte: i genitori, nel trevigiano, coltivavano i campi. Lei da mamma e casalinga è diventata sommelier, assaggiatrice ufficiale e maestra di frantoio. Insieme sono l´anima di Magia, azienda agricola sui colli, nella doc dei Berici.
La denominazione è un acronimo dei nomi dei figli: Maria, che ha 30 anni e dopo la laurea alla Sorbona è rimasta in Francia e Giacomo, 26 anni, che ha in tasca una laurea con specializzazione in management alla Bocconi, sta studiando da sommelier e si occupa con i genitori dell´azienda.
Nella loro tenuta, circa 2 ettari sulle colline di Barbarano - rocce calcaree e terreni di argille rosse, ricche di fossili e resti di coralli perché milioni di anni fa qui c´era il mare - coltivano viti e ulivi accanto al sito archeologico che custodisce tombe di origine longobarda.
Una certa attenzione alla storia, o meglio all´archeologia, si trova anche nelle loro etichette. Nel Carmenere, per esempio, prodotto in purezza di un vitigno ritrovato. Magìa di Barbarano lo propone in purezza. Il risultato è un Cabernet all´ennesima potenza: anche ai nasi meno esperti è evidente il classicissimo profumo di erba e peperone.
Non storicamente ma geograficamente insolita anche un´ altra etichetta, il “Barbera del Longobardo”. «Il Barbera è un vitigno tipico del Piemonte - spiega Maurizio - però tradizionalmente dalle nostre parti veniva usato per dare acidità e colore al Tai rosso. Noi lo vinifichiamo in acciaio e poi matura in tonneaux di rovere da 500 litri per un anno». Decisamente tipico invece l´ultimo dei rossi, il Tai, dal vitigno principe della zona.
Sul fronte dei bianchi tanta Garganega: nel Sengia - dal nome di una bella roccia sopra la tenuta - è vinificata ferma in acciaio, nel Magiì vivace è “mossa” grazie a una rifermentazione in bottiglia sui lieviti. Dalla Garganega si ottiene anche il “Passito della poiana”, con uve colte a piena maturazione, passite sui picai, maturate in barrique di rovere francese.
Nel frantoio, attiguo alla cantina, scavata nella roccia, Letizia cura anche la produzione dell´olio con olive raccolte a mano e spremute a freddo.
La filosofia dell´azienda è di produrre piccole quantità - circa 15 mila le bottiglie di vino, 900 i litri di olio - di grande qualità: rese contenute, interventi minimi in vigna, logiche di coltivazione biologica, anche se non cercano la certificazione, lavorazione immediata delle uve.

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