«Io, Mazzuccato». Etichetta spredigiudicata ma sincera

IL VINO. Una giovane azienda di Breganze e una scelta controcorrente

Andrea e la moglie Laura (che ha avuto l'idea) spiegano: «Ci mettiamo la faccia nelle bottiglie»

Per esordire sul mercato con otto etichette che portano il tuo cognome preceduto dal pronome "Io" ci vuole decisamente carattere. "Un po' di egocentrismo senz'altro" conferma Andrea Mazzuccato, quarantuno anni, artefice dell'operazione e titolare della cantina "Io Mazzuccato", che la scelta la spiega così: "A Breganze dove produciamo noi ci sono decine di cantine storiche, di famiglie che producono vino da generazioni. Per farci conoscere ci voleva spregiudicatezza". Un po' come alzare la mano e dire "presente", aggiunge Laura, 42 anni, la moglie. È stata lei ad insistere per il nome e chiarisce: "È un modo per sottolineare la presenza. In vigna e in cantina facciamo tutto noi, ci mettiamo la faccia in quello che trovate dentro la bottiglia. Non è una produzione industriale: la cantina è sempre aperta, chi viene a trovarci trova noi". Per andare a trovarli, dunque, bisogna raggiungere Breganze dove hanno in affitto 15 ettari di vigne - più altri 10 a Montecchio Precalcino - e una modernissima cantina. Andrea, formazione scientifica e studi di giurisprudenza, ha alle spalle una lunga esperienza come giardiniere, con un'azienda in proprio, e diversi anni come dipendente tuttofare dell'azienda agricola La Priara. Laura è stata impiegata in tintoria poi, undici anni fa, ha lasciato il lavoro per seguire Andrea nei vigneti e per fare la mamma dei loro tre figli: Matteo, Rebecca e Leonardo. Sono sposati da 13 anni e in comune hanno la passione per la terra. Un anno fa hanno colto l'occasione di affittare i terreni, la cantina, l'attrezzatura nella doc di Breganze: il precedente proprietario era Angelo Scaroni.Sulla scia della tradizione, con una esperienza fondata sulla pratica, sostenuta da tanto lavoro e con l'ausilio dell'enologo Antonio Sartori, producono bianchi e rossi. Da segnalare, un po' inconsueto per questo zone, è il Syrah: "Il terreno vulcanico di Breganze - spiega Andrea - è perfetto per i rossi. Il nostro Syrah è speziato ma non troppo, più beverino di un siciliano pur mantenendo una alcolicità importante grazie ai suoi tredici gradi".Precisa invece la scelta di misurarsi con la tradizione e declinare a modo loro un prodotto tipicissimo della zona, ovvero il Vespaiolo: "Anche se il disciplinare consente di avere fino all'85% di Vespaiola e poi permette uve a bacca bianca - spiegano - il nostro Vespaiolo è in purezza. In secondo luogo la vinificazione è compiuta a bassa temperatura, circa 12 gradi, per mantenere i profumi e al minimo. Il vino ottenuto ha 12 gradi. Non siamo d'accordo nell'etichettare un vino perché accompagni necessariamente un piatto. Questo si beve volentieri anche come aperitivo". Altro prodotto della tradizione è il Torcolato, mentre non mancano i canonici Cabernet e il Merlot, entrambi "arrotondati" come spiega Andrea, da un passaggio di sei mesi in barrique. Sul fronte dei bianchi, dove la nota minerale dei terreni vulcanici si fa decisamente sentire, Glera in purezza per il prosecco metodo charmat, commercializzato in versione extra dry e brut con nome dal significato ambivalente: In-bolla, ad indicare sia l'effervescenza che l'equilibrio. Settantamila bottiglie la produzione annua di questa azienda giovane, che crescerà. Fra i progetti di Andrea e Laura un metodo classico, un bianco e un rosso senza solfiti: "Pompare meno, produrre meglio" sintetizzano, mettendoci la faccia.

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