« Intervenuti per le urla del clochard»

DUEVILLE. Uno degli otto giovani vicentini coinvolti nel salvataggio è stato ingessato ad una mano. Il gruppo era reduce da un concerto rock

Il racconto dei ragazzi reduci dall'aggressione a Milano dopo che una gang stava malmenando un senza tetto vicino alla stazione

Una birra in compagnia, per concludere al meglio quella serata programmata e tanto attesa, il concerto milanese della rock band americana Red Hot Chili Peppers.Poi la discesa alla fermata sbagliata del tram per trovarsi, all'improvviso, al posto sbagliato nel momento sbagliato. O in quello giusto, per poter salvare la vita ad un uomo.Sono partiti ragazzi, studenti e lavoratori tutti tra i 23 e i 25 anni e sono tornati eroi gli otto vicentini, sette duevillesi e una sandricense che venerdì 21 luglio a Milano hanno salvato dalla furia cieca di tre giovani un clochard che dormiva in un parco vicino alla Stazione Centrale.Solo grazie a loro e alla loro scelta di non voltarsi dall'altra parte ma di sfidare, rimediando fratture e lesioni, tre balordi armati di stampelle e ombrello, il senza tetto preso di mira dalla gang in un'ordinaria notte di follia è ancora vivo. Una sequenza da Arancia Meccanica quella che una delle due ragazze della comitiva, 23 anni, impiegata di Sandrigo, racconta ricostruendo nel dettaglio quanto accaduto: «Ho ancora i brividi se penso a quel tonfo secco, quel rumore che ci ha fatti girare quando tutto è iniziato. Il rumore del calcio assestato in pieno viso, senza alcun motivo, da uno dei ragazzi al clochard che dormiva a terra». Non vuole svelare il suo nome la giovane e come lei gli amici: troppo alto il rischio di essere riconosciuti da i tre teppisti che, «ne sono sicura, fanno parte di qualche brutto giro». Il gruppo di vicentini, che ha ricevuto i complimenti dell'Arma per il coraggio dimostrato, stava rientrando a piedi all'appartamento di un amico che vive nel capoluogo meneghino intorno all'1.40 di venerdi: «Nel senso opposto abbiamo incrociato questi tre ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, visibilmente alterati. Forse drogati, quella è stata l'impressione. Parlavano bene italiano ma sembravano stranieri, dell'Est. Comunque non ci abbiamo fatto caso fino a quando abbiamo sentito urla e rumori e ci siamo girati: il barbone che avevamo visto poco prima era a terra, lo stavano picchiando selvaggiamente con calci, pugni, le sue stampelle, un ombrello. Mai vista una cosa simile», ripercorre la 23enne. Un attimo e due ragazzi della compagnia avevano già estratto i telefonini, per allertare carabinieri e 118, mentre qualcun altro urlava: «Fermi, fermi che fate?».«Quei tre si sono fermati - ricorda la sandricense - hanno attraversato la strada e sono venuti da noi. Con le stampelle e l'ombrello hanno cominciato a colpire i miei amici, uno di loro è caduto a terra e infatti è stato portato in pronto soccorso e ora ha una mano ingessata. Il mio ragazzo è stato ferito alla fronte con il mazzo di chiavi che uno di quegli animali aveva con sè. Io e l'altra ragazza per fortuna non siamo state toccate».Dopo averle date anche ai vicentini la banda, intuito l'arrivo delle forze dell'ordine, si è allontanata: a terra il barbone: «Perdeva sangue dalle orecchie, dal naso, ma non è voluto salire in ambulanza», mentre ai ragazzi, pur malconci, è toccato il compito di spiegare e testimoniare lo scioccante episodio. Che non è stato peraltro l'unico: i tre picchiatori la stessa notte hanno cercato di portar via il telefono ad un altro gruppetto di giovani livornesi di ritorno anche loro dal concerto dei Rhcp.I tre, residenti nell'hinterland milanese e già coinvolti nelle indagini per le rapine sui treni nel Varesotto, sono stati arrestati con l'accusa di lesioni aggravate e tentata rapina. «Non era certo la prima volta che andavamo ad un concerto ma una cosa simile, tanta violenza gratuita, non l'avevamo mai vista. Credo, anzi sono sicura - conclude la 23 enne - che se avessimo tirato dritto fregandocene quell'uomo (un romeno sulla cinquantina, sembra), non sarebbe sopravvissuto al pestaggio».

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