In tre con 230 euro al mese

La storia di una donna licenziata, con il coniuge che non può lavorare e che vive in una casa senza riscaldamento

L´appello disperato di una madre di 44 anni con il marito invalido e con uno sfratto in vista. «Voglio solo un lavoro, non cerco la carità»

Una donna di Dueville chiede un lavoro per uscire dalla situazione economica disperata in cui versa

«Viviamo con 230 euro al mese e a breve ci sfratteranno, qualcuno ci aiuti».
È un urlo disperato quello di una donna di 44 anni residente a Dueville, con una figlia piccola e con il marito invalido civile, che ora, dopo una breve proroga alla sfratto concessa dal giudice, cerca un lavoro per poter sanare i suoi debiti e crescere la figlia in condizioni dignitose. Non chiede niente altro: un posto di lavoro.
LA STORIA. «Da due anni non abbiamo il riscaldamento a casa perché la caldaia si è rotta», racconta la signora. «Ora come ora, l´unica entrata su cui possiamo contare è la pensione di invalidità di mio marito. Nel 1998 è stato coinvolto in un incidente stradale e ha riportato lesioni alla colonna vertebrale: un´auto gli ha tagliato la strada mentre lui si trovava al volante e, per evitarla, ha sbandato finendo in un fosso. L´altra vettura è poi sparita e tuttora non sappiamo ancora chi siano i responsabili. Prima ancora aveva subito una rapina nel suo negozio orafo e non essendo assicurato aveva perso praticamente tutto».
Questo è solo l´inizio della drammatica storia della duevillese che fino ad un anno fa, finché aveva un lavoro, riusciva tra alti e bassi a portare a casa uno stipendio.
IL LAVORO PERSO. «Facevo consegne e pulizie, ma i dirigenti della ditta per cui lavoravo hanno fatto di tutto per licenziarmi a seguito di una vertenza sindacale. Così a giugno 2013 ho perso il lavoro e per otto mesi me la sono cavata con gli assegni di disoccupazione, ovvero con circa 600 euro ogni 30 giorni. Ma ora i contributi sono terminati e i pochi soldi che ci arrivano per mio marito servono per pagare le bollette arretrate. In sostanza viviamo unicamente con le borse della spesa del Comune che prendiamo il martedì e il venerdì: dentro ci troviamo yogurt, mozzarella, formaggio, pasta, tutti prodotti che scadono dopo pochi giorni. Io per questi alimenti ringrazio i servizi sociali, ma non posso crescere mia figlia a pasta e formaggio. Fortunatamente qualche volta la Caritas ci dà una mano o alcuni amici ci regalano della carne. Sempre un conoscente mi ha prestato una stufetta elettrica, altrimenti durante l´inverno saremmo congelati senza riscaldamento».
L´APPELLO. Ora la signora chiede un´unica cosa: un lavoro. «Con un´occupazione e uno stipendio riuscirei a sistemare gli arretrati e cambiare casa. Anche perché altre soluzioni non ne vediamo: stiamo attendendo da tempo l´assegnazione di un alloggio comunale, ma anche se possiamo contare sul punteggio necessario per accedervi, non arriva il via libera da parte del Comune».
IL COMUNE. «È un caso conosciuto da tempo e stiamo facendo di tutto per dare una mano a questa famiglia», precisa l´assessore ai servizi sociali Elena Lionzo. «Già la prossima settimana sono stati fissati degli appuntamenti tramite i nostri contatti per provare ad inserire la signora in un contesto lavorativo: è una donna volenterosa e che si dà da fare, ma oggi entrare nel mondo del lavoro è molto difficile. Per quanto riguarda l´alloggio, a settembre verranno fatti nuovi bandi e lo sfratto esecutivo in corso alzerà ulteriormente il punteggio del nucleo famigliare. Di conseguenza se si dovesse liberare una delle case comunali, al momento tutte occupate, potrebbero esserci buone possibilità per entrarvi».

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