In mostra spuntano falce e martello - Monta la polemica

DUEVILLE. All'esposizione fotografica sui luoghi del disastro nucleare

All'ex scuola di Povolaro campeggia il logo del vecchio regime comunista - L'autore: «Ricreata l'ambientazione degli edifici fatiscenti di Chernobyl»

L'allestimento creato all'ex scuola elementare di Povolaro, per la mostra "Il silenzio assordante di Chernobyl", non ha attirato solo sguardi incuriositi, ma anche commenti polemici. Da qualche giorno, infatti, sull'asfalto davanti all'ingresso dell'edificio è comparsa un'enorme rappresentazione di falce e martello, con la sigla CCCP, simbolo che ha fatto montare la polemica. «L'ho realizzato solo per ricreare l'ambientazione del luogo in cui è avvenuta la catastrofe nucleare - spiega Devis Vezzaro, presidente dell'associazione culturale "I Luoghi dell'Abbandono", che ha organizzato l'evento inserito nel programma della rassegna "Eticamente" - A gennaio con altri fotografi del gruppo abbiamo visitato Chernobyl. Rientrato ho subito pensato di realizzare quest'esposizione che sto finendo di allestire e che aprirà il 13 maggio. L'intento è trasmettere le stesse emozioni che abbiamo vissuto in quei luoghi desolati, esponendo circa 300 foto e ricreando un'ambientazione simile a quella in cui ci siamo imbattuti. Inclusi i molti simboli del vecchio regime comunista ancora presenti sugli edifici abbandonati. Ma alcune persone non hanno capito, nonostante le spiegazioni, che l'obiettivo è unicamente quello di condurre idealmente tutti i visitatori nell'Ucraina del 1986 e che non c'è alcun intento politico. Mi hanno telefonato e scritto sui social, dandomi dell'ignorante e denigrando l'iniziativa. Sono amareggiato». Alcuni hanno polemizzato sull'impiego dell'ex scuola primaria della frazione di Dueville, alludendo a una scarsa sicurezza dell'edificio in disuso dal 2014, data d'inaugurazione della nuova elementare della frazione. «La struttura non è mai stata dichiarata inagibile e prima della chiusura è stata continuamente monitorata da un ingegnere strutturista - spiega il sindaco Giusy Armiletti - Gli organizzatori della mostra stanno allestendo gli spazi, utilizzando scenografie, oggetti e simboli che vogliono solamente essere una ricostruzione storica. L'Amministrazione comunale ha concesso gli spazi lasciando piena libertà sull'allestimento ai promotori, che si stanno facendo carico delle spese necessarie per adeguare l'edificio a ospitare un evento di questo tipo. Mi rammarico molto se alcune scelte relative all'ambientazione hanno creato malumori: vorrei però che non si perdesse di vista il profondo significato della mostra». «Non ho rimostranze, l'artista ha fatto ciò che ha ritenuto giusto. Forse una scuola non è un luogo opportuno per un'esposizione di questo tipo: probabilmente se fosse stata organizzata nell'ex Lanerossi non ci sarebbero state polemiche», aggiunge Corrado Tosin di "Dueville Futura". «Bisogna guardare con occhio artistico e non politico: assurdo che qualcuno se la sia presa con l'artista», conferma Massimo Golzato di M5S. La falce e il martello sono un simbolo di ambientazione, come lo sarebbe stata un svastica nel caso di una mostra sui campi di concentramento».

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