Importante è darsi una mano

Lettere al giornale

Sono un imprenditore di 47 anni.
Vorrei rivolgermi a tutte quelle persone che cercano nel lavoro un futuro e una dignità, cominciando nel raccontare un fatto che mi è successo a 26 anni.
Lavoravo in una ditta e davo il massimo delle mie capacità e forze, ma il titolare, dopo un breve periodo, mi ha chiamato e mi ha invitato a cambiare lavoro perché secondo lui non avevo i requisiti adatti per svolgere la mansione affidatami.
Mi ha dato il tempo necessario per trovare un altro posto di lavoro e così dopo un mese me ne sono andato e ho cominciato un nuovo lavoro.
E fin qui tutto bene, perché dopo 6 anni mi sono messo in proprio e a distanza di 15 anni l´attività mi ha permesso di assumere 3 dipendenti.
A settembre ho assunto un altro giovane, disoccupato, di 28 anni con famiglia, perché fortunatamente, nonostante la crisi, ho avuto un incremento di lavoro.
Dopo 50 giorni , e in questo periodo ho voluto dare a questo giovane più di qualche opportunità per verificare la professionalità scritta nel suo curriculum, l´ho invitato a trovarsi un altro posto di lavoro per ovvi motivi di incapacità (i danni causati nel primo mese sono stati doppi dello stipendio percepito).
Non ho voluto fare polemiche e gli ho detto di continuare a lavorare ma nello stesso tempo l´ho invitato a trovarsi un altro posto di lavoro.
Mi sono attivato pure io con telefonate e passaparola per cercare di trovare un lavoro più idoneo alle sue capacità.
La prima cosa che ha fatto, invece, è stata quella di rivolgersi ai sindacati che gli hanno consigliato di farsi licenziare per poter percepire l´assegno di disoccupazione.
Inoltre poteva , ma non era obbligatorio, percepire una buona uscita di 6 mensilità anticipate.
Dopo 2 settimane di mutua per “motivi personali” , ci siamo accordati per una buona uscita di 3.200 euro oltre lo stipendio maturato fino al termine del licenziamento per giusta causa che ho dovuto fare.
Non mi sento derubato, perché se la legge dice che si può fare così, io non posso discutere.
Quello che mi ha fatto stare veramente male è stata la telefonata che ho voluto fare con il datore di lavoro precedente, e qui non posso dilungarmi per motivi di privacy.
Ho calcolato che in Italia si può lavorare un mese e un giorno e percepire un buon stipendio per otto mesi (calcolando disoccupazione e buone uscite).
Ogni giorno, qui nel Vicentino, molte aziende mettono annunci in ogni dove per cercare persone disposte a lavorare.
Ma se questo è il modo che viene insegnato per portare a casa uno stipendio, non lamentiamoci poi se il giochetto si rompe e andiamo tutti a casa, compresi noi datori di lavoro.
Noi imprenditori abbiamo bisogno di lavoratori, ma anche viceversa.
A questo punto auguro a tutti di trovare un buon posto di lavoro, che dia soddisfazione, crescita professionale, ma soprattutto dignità.
E con un po´ di buon senso, diamoci una mano.
Davide Chemello
Dueville

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