IL SUCÓLO BARUCHÈLO

Il cugino della zucca trova a Zovencedo il suo habitat ideale

Facile da coltivare, molto versatile in cucina, lo zucchino (Cucurbita pepo) è tra gli ortaggi principi dell'estate. Talmente diffuso e dalle varietà così numerose da avere, anche nel Vicentino, diversi nomi: sucólo (al plurale sucui o sucoi), ma pure sucato, sucatèl, suchéto, zuchéto, suchìn, a seconda se l'area subisce le influenze dialettali di altre province. C'era una varietà di zucchini precoci, i sucui sinquantini, utilizzata perché quelli normali con il procedere dell'estate si esaurivano; ora esistono ibridi che durano di più e sono più fecondi. Una prelibatezza tuttora ricercata è costituita dalle frìtole coi fiori de sucara. Si utilizzano appunto i fiori, specie quelli maschili, che vengono bagnati in uova sbattute, infarinati e fritti; la tradizione vorrebbe l'utilizzo dello strutto, ma ormai quasi più nessuno se ne serve.Anche nel campo delle Cucurbitacee il Vicentino ha il proprio prodotto De.co, a denominazione comunale. Si tratta del sucólo baruchèlo di Zovencedo, che per la verità, a dispetto del nome, è una varietà di zucca. Tra zucche e zucchini c'è ovviamente molta affinità, trattandosi di specie appartenenti al genere Cucurbita. Per la precisione, il sucólo baruchèlo è una Cucurbita maxima, varietà Tonda padana, molto diffusa nel Mantovano e nel Cremonese. Ma mentre la tonda padana più nota è caratterizzata dalle costole gialle, la cultivar di Zovencedo è di colore verde variegato, come specificato nel disciplinare di coltivazione del sucólo baruchèlo che il Comune di Zovencedo ha adottato nel 2015. In particolare, l'indicazione "designa le zucche al primo stadio di maturazione di forma tonda, costoluta, schiacciata ai poli, di colore verde variegato, con pericarpo compatto e commestibile e mesocarpo carnoso". Va seminato il primo giovedì di aprile, concimato con letame animale o stallatico; il disciplinare precisa modalità di coltivazione e di produzione dei semi, caratteristiche al consumo, impiego del logo. Essendo più sodo e ricco d'amido rispetto allo zucchino, ne risulta più nutriente, e quindi tramandato con costanza dalle famiglie di Zovencedo, specie a San Gottardo. Il gusto ricorda più quello della zucca. Incuriosisce il nome: per spiegarne l'origine è stato tirato in ballo il termine ebraico baruch, che significa benedetto, da cui deriva anche il cognome Baruchello. Quindi uno zucchino "benedetto" perché particolarmente prelibato. La realtà è più prosaica. Il sucólo baruchèlo è strettamente imparentato con la suca baruca, la zucca marina di Chioggia, omaggiata da par suo anche da Carlo Goldoni nelle "Baruffe chiozzotte", dove l'offerta di una fetta di zucca barucca calda, come la si vendeva a Venezia, innesca il meccanismo della commedia. Baruca è messo in correlazione con verruca, perché la superficie dell'ortaggio in questione è particolarmente bitorzoluto. Ma qualcuno insiste con baruch, perché la zucca - è la spiegazione - sfamava i contadini ed era quindi un dono divino. Comunque sia, se la suca marina è baruca, il sucólo, più piccolo, non può che essere baruchèlo.

Tagged under: zucca zucchine

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.