«Il Salvator Mundi non ha prezzo»

Lettere al giornale

Qualche giorno fa ha fatto il giro del mondo la notizia del prezzo dell'opera d'arte più costosa della storia: 450 milioni di dollari. Per il Gesù di Leonardo da Vinci. Il capolavoro ha il nome "Salvator mundi". Quello che colpisce per di più è che le descrizioni dell'operazione di vendita si sono soffermate soprattutto sul valore materiale del dipinto, quindi sul costo dell'arte, sul superamento del prezzo degli altri dipinti. Gli approfondimenti son stati sul rapporto pubblico-privato, musei e collezionisti, sul restauro, sull'autore dell'opera (è realmente di Leonardo?), chi è l'acquirente, se il record durerà. Eppure basterebbe un sufficiente non regalato in storia dell'arte per concentrarsi invece sulla stupefacente bellezza dell'icona: il volto radioso del Cristo. E il messaggio della tela: "sono venuto nel mondo perché l'uomo diventi Dio". Lasciamo gli approfondimenti tecnici ai Daverio e Montanari dell'arte il compito di farci scoprire i dettagli dell'opera vinciana. A noi piace sottolineare che non è un caso che il prezzo sia stato così alto: si tratta del Salvatore del mondo! Salvatore di tutti gli umani, credenti e non credenti, credenti di qualsiasi fede religiosa. C'è qualcosa di più grande dell'essere salvati? In fin dei conti tutta la storia umana ha come snodo l'anno zero della nascita di Cristo: questo calcolo è solo una mera operazione medievale-occidentale di computazione? Yeshua ben Yosef è il Signore della storia, l'alfa e l'omega, il principio e la fine di tutte le cose, il logos razionale, illuminato e spirituale della gloria di Dio. E quel volto "magico", ipnotizzante, lucente e ieratico è lì a ricordarcelo. "Io sono venuto al mondo perché la vita degli uomini sia piena". Chissà se il proprietario del dipinto si è lasciato suggestionare dalla leggenda-tradizione del Mandylion, del re Abgar di Edessa. Si racconta che tale re, ammalato e impossibilitato a viaggiare, desiderava vedere il volto di Gesù. Inviò quindi il suo pittore di corte, perché ne facesse il ritratto. Il pittore andò da Gesù per eseguire il lavoro, ma il Santo irradiava una luce così forte che l'artista non poté ritrarlo. Cristo stesso, allora, impresse il suo volto su un lino (Mandylion). Guardando questa immagine il re guarì immediatamente. C'è ancora bisogno di salvezza, di guarigione perché tutti gli uomini sono malati. Il dipinto di Leonardo ha ancora il valore del Mandylion di Edessa: chi lo guarda con gli occhi della fede, sedotto, guarisce. E' terapia. Cristo medico. Quella mano che si alza, quelle dita regali benedicenti, quel mondo sostenuto-protetto, quegli occhi penetranti sono lì a dirci quello che il grande Dostoevskij scrisse nel potente "L'idiota": "quale bellezza salverà il mondo?" Non c'è dubbio: quella di Cristo. Pietra scartata e pietra d'inciampo.

Sergio Benetti

Dueville

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