Il ruggito dell´ex Coniglio che trasforma l´uva in bollicine


IL VINO. Roberto Benazzoli coltiva tre ettari tra Fara e Breganze

Era imprenditore informatico: ha lasciato tutto per le amate vigne

Non nominategli la parola budget. Anche se fa il produttore di vini e il budget lo deve per forza tenere d´occhio, non è quella la parola chiave della sua filosofia di vita. Anzi, per i budget, i rendimenti, le teorie di marketing Roberto Benazzoli ha lasciato la carriera di imprenditore in campo informatico, si è preso tre anni di tempo per meditare e poi ha fatto il grande passo. Aveva individuato quelle che non voleva fossero le unità di misura della sua vita e della sua professione. Meglio ragionare con altre parole chiave: passione, divertimento, terra, sfida. E allora ha acquistato un appezzamento di tre ettari e mezzo a cavallo tra i Comuni di Fara e Breganze e si è messo a produrre vino e anche un po´ d´olio extravergine, di varietà Leccino e Frantoio.
Sono nate così “Le vigne di Roberto” un marchio che raduna attualmente Prime Bollicine, spumante extra dry millesimato, prodotto da un uvaggio di Vespaiola, Chardonnay e Pinot Nero; “Il mio Franc”, un cabernet Franc in purezza; Clivone, un rosso corposo nato dall´unione di Cabernet e merlot vinificati separatamente e affinati in rovere; infine il Torcolato. La Cantina ha inoltre iniziato la produzione di due spumanti metodo classico - un Blanc de Blanc e un Rosè - che saranno disponibili nel 2016. «Ho deciso di piantare una vigna che porti il mio nome e produrre dei vini che mi assomiglino. Vini schietti e spensierati, ma legati a questa terra. Esattamente come me», dice Benazzoli. «E oltre a portare il mio nome, le bottiglie che produco portano anche un simbolo particolare - un coniglio: quando ero piccino mi chiamavano conejo perché ero sempre in movimento».
La cantina di Roberto è in fase di completamento. Qui vengono seguite solo le fasi della commercializzazione e dell´affinamento, mentre la raccolta delle uve e la prima fase della produzione si svolgono in una azienda vicina. «Credo che manterrò questa impostazione anche quando sarà completata la mia cantina - afferma Benazzoli - anche perché in questo spazio vorrei allestire una sala degustazioni, con la vendita di altri prodotti del territorio e una cucina attrezzata. Torno così alle mie origini: i miei nonni, originari di Rovereto, erano viticoltori e conducevano un´osteria».
I metodi di coltivazione sono rispettosi dell´ambiente. Bandito l´uso di pesticidi a terra, la raccolta delle uve avviene a mano. La produzione delle 18 mila bottiglie annue si avvale dell´apporto dell´enologo Claudio De Bortoli. E siccome Benazzoli non crede nelle teorie di marketing, il marketing se lo fa da solo, attingendo alla rete di amici e conoscenti che si è costruito negli anni grazie al precedente lavoro. Le relazioni sono il suo forte, così come il gusto della sfida: fare della doc Breganze - conosciuta per lo più per Vespaiolo, Torcolato e per le produzioni di rossi - un terroir di bollicine. E in effetti i risultati raggiunti con Prime Bollicine sono ragguardevoli. Il vino è rifermentato secondo il metodo charmat per oltre sei mesi. Il colore è paglierino carico; i profumi sono dominati da note di frutta gialla; in bocca è intenso e armonico, adatto soprattutto in abbinamento con antipasti e risotti. Se il buongiorno si vede dal mattino, i due spumanti di prossima produzione si annunciano sicuramente interessanti. Il coniglio già comincia a ruggire.

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